Bankitalia, Visco: “intervento pubblico non escluso”. Ma ricorda il bail-in

22 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Quali sono secondo Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, le reali condizioni in cui versano le banche italiane, reduci da un anno in cui sono state tramortite dalle vendite, e descritte in alcuni casi alla stregua di mine vaganti dell’intera Europa?

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Visco non si mostra particolarmente preoccupato per il settore. Così come le sue risposte alle domande sul referendum costituzionale non hanno toni allarmistici.

Su un intervento pubblico per sostenere il sistema bancario italiano, non lo esclude, ma ribadisce l’importanza delle regole, e in particolare quelle relative al bail-in:

“Sinora (l’intervento pubblico) non è stato necessario. Oltretutto, un intervento pubblico non avviene nel nulla. Ci sono regole precise. Il principio del “bail-in” è sano. E’ come lo si attua che può lasciare a desiderare. Bisogna avere presenti i rischi per la stabilità finanziaria. Può piacere o no, ma una volta che esiste una norma va rispettata per evitare di creare incertezza; al contempo esistono sufficienti margini di azione per superare gli ostacoli”.

Visco non ha una particolare predilezione per il termine “sistema bancario”. Il numero uno di Palazzo Koch preferisce parlare infatti dei singoli casi:

Ripeto sempre che non si deve parlare di sistema, ma delle singole banche. I cambiamenti globali hanno colpito anche le banche italiane che, dunque, devono assorbirli. C’è stata una recessione fortissima che non poteva non pesare su di esse. Alcune hanno reagito bene, altre non ce l’hanno fatta, in alcuni casi sono stati messi in atto comportamenti che hanno peggiorato la situazione”.

Sul caso delle tristemente note quattro bad bank Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara, ora diventate good bank, “è in corso un intenso lavoro per rispondere nei tempi previsti alle richieste della Commissione europea. Queste banche sono state da un lato malcondotte, dall’altro vittime di una congiuntura economica estremamente sfavorevole”.

Tornando al nodo del referendum costituzionale, alla domanda sul verdetto del Financial Times, che addirittura ha agitato lo spettro dell’uscita dell’Italia dall’euro in caso di vittoria del No, Visco si è così espresso:

“L’ho detto. Non c’è chiarezza su quella che sarà la risposta successiva all’esito del referendum”. In ogni caso, a prescindere dall’esito, “lo sforzo di rendere il nostro ambiente economico più favorevole all’attività di impresa dovrà continuare. Solo così si potrà dissipare l’incertezza che condiziona gli investimenti e frena la crescita. Ovviamente, le risposte non sono semplici. Tuttavia mi sembra che, pur nelle difficoltà dell’emergenza, in questi ultimi difficili anni si sia andati in questa direzione”.

Niente preoccupazione eccessiva neanche sull’andamento degli spread in Europa, che sono saliti in modo particolare in Italia:

“Riflettono in buona misura la percezione delle nostre capacità di crescita. Dobbiamo dimostrare, come lavoratori e come imprese, di essere in grado di adeguarci ai cambiamenti. In ogni caso abbiamo un differenziale dei tassi di interesse che è ancora nei limiti di una valutazione ragionevole delle variabili in gioco”.