Bangladesh: tonfo in borsa, piccoli investitori in rivolta

10 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

I piccoli investitori del Bangladesh sono scesi in piazza e la polizia e’ intervenuta con fumogeni e idranti replicando un copione gia’ visto lo scorso mese. Motivo della sommossa: il calo in meno di un’ora di 660 punti, pari al 9,25%, dell’indice Dhaka Stock Exchange. E’ stato il maggiore calo giornaliero nei 55 anni di storia di quel mercato azionario che ha spinto alla sospensione delle contrattazioni, decisione che ha riguardato anche l’altro maggiore indice della borsa bengalese, il Chittagong Stock Exchange.

Si stima che oltre 3 milioni di persone – molte delle quali investitori privati – abbiano visto i loro soldi andare in fumo a causa del scivolone borsistico. E’ vero che l’indice benchmark del paese ha guadagnato l’80% nel 2010 ma ha lasciato sul terreno oltre il 27% da inizio dicembre. Il calo odierno segue quello di ieri del 6,7%.

Il quadro in cui si inseriscono gli scontri popolari e’ il seguente: la corsa dell’azionario del paese ha spinto negli ultimi anni milioni di investitori del Bangladesh a puntare proprio sui listini tanto che possedere titoli in borsa e’ diventata la modalita’ di investimento piu’ diffusa tra la popolazione, grazie a ritorni superiori a quelli offerti dalle banche sui risparmi.

Gli individui hanno cosi’ deciso di protestare contro la chiusura della borsa dopo lo scivolone record. Azioni vandalistiche sono state messe in atto: auto distrutte e falo’ accesi. “Hanno iniziato a prendere di mira le proprieta’ del governo, cosa che ci ha costretto a usare il manganello contro di loro” ha dichiarato all’agenzia stampa AFP l’ispettore della polizia Azizul Haq.

Autorita’ nazionali e le autorita’ di borsa hanno organizzato un incontro di emergenza con banche e investitori istituzionali per capire come evitare ulteriori perdite sull’azionario. La responsabilita’ del sell-off potrebbe essere legata proprio agli investitori di maggiore peso che, dopo ampi profitti, avrebbero deciso di abbandonare il mercato domestico.