Banche venete, magistrato contro Bankitalia: “Vigilanza piena di falle”

19 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

Lasciò la toga nel 2008 dopo uno scandalo per dei presunti viaggi fatti durante permessi per malattia. Ora Cecilia Carreri, il magistrato che si oppose all’archiviazione dell’ex numero uno della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, torna a denunciare i favoritismi e mancata vigilanza nel mondo finanziario italiano, complice del crac di alcune banche.

Ricordata come “la paladina del risparmiatori”, per essersi battuta contro le pratiche scorrette di alcune banche, la Carreri ha scritto un libro in cui racconta la sua versione dei fatti sulla Popolare di Vicenza e sulle colpe della magistratura.

“Viviamo una doppia realtà processuale: ad esempio, dalle audizioni disposte dalla Commissione emerge che vi sono responsabilità Consob-Bankitalia sul piano dei controlli nei confronti di BpVi e Veneto Banca, mentre per la magistratura sono parti lese. Si contesta, infatti, agli Istituti di credito di avere ostacolato la vigilanza, quando quella vigilanza fu piena di falle e di mancati coordinamenti. Se si aggiunge il fatto che molti ex dirigenti o ispettori di Bankitalia (ma anche Consob) passarono alle dipendenze di BpVi, ed ebbero un ruolo importante durante le ispezioni sul medesimo istituto, si fa fatica a comprendere l’impianto accusatorio della Procura”.

Intanto emergono nuovi particolari in riferimento al caso della Popolare di Vicenza. Come riporta L’Espresso, vi era una forte amicizia tra l’allora dg della Popolare, Samuele Sorato, e Matteo Renzi tanto da ipotizzare che lo stesso Sorato, ora tra gli indagati per il crac della Popolare di Zonin, fosse nel cosiddetto “Giglio magico” renziano.

“Si scopre per esempio che, in base a quanto appuntato sulla sua agenda, il 30 ottobre 2013 Sorato era stato ricevuto da Maria Elena Boschi e all’incontro aveva partecipato anche Bonifazi (ndr: tesoriere del Pd e considerato il tramite tra Rosato e il Giglio magico). All’epoca, Boschi, deputata da qualche mese, era coordinatrice della Leopolda e nel febbraio successivo sarebbe entrata nel governo Renzi come ministro delle Riforme. L’agenda non riporta altre informazioni se non la data della visita alla giovane deputata. Certo è che la famiglia Boschi poteva dare una mano a Vicenza, e al manager, anche sul fronte del business. Infatti la Popolare di Zonin era a caccia di banche da acquistare e la lista di obiettivi comprendeva anche Banca Etruria, di cui Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, era amministratore e poi, da aprile 2014 vicepresidente”.