Banche Ue: FMI, crisi costata 200 miliardi di euro

21 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – La crisi del debito, scoppiata nel 2010 nell’Unione europea, ha avuto un impatto di circa 200 miliardi di euro sulle banche Ue. E’ la stima contenuta nel ‘Global Financial Stability Report’ del Fondo Monetario Internazionale.

Il Fondo ricorda che le pressioni sul debito sovrano nell’Eurozona “minacciano di riaccendere” un ‘circolo vizioso’ “tra il sistema bancario e l’economia reale”. L’Fmi stima che “le tensioni del credito sovrano nell’area euro derivanti dai paesi con alto spread abbiano avuto un impatto diretto di circa 200 miliardi di euro sulle banche nell’Unione europea dallo scoppio della crisi del debito sovrano nel 2010”.

Una stima, precisa l’Fmi, che “non misura le necessita’ di capitale delle banche che richiederebbero una piena valutazione dei bilanci” e dei capitali in ingresso, ma piuttosto “cerca di approssimare l’aumento nel rischio del credito sovrano sperimentato dalle banche negli ultimi due anni”. Tali effetti, si legge ancora nel rapporto, “sono amplificati attraverso la rete di istituti finanziari altamente interconnessi” e basate sul leverage.

Secondo il Fondo, “le banche in alcune economie hanno gia’ perso l’accesso ai mercati di finanziamento privati” e questo aumenta il rischio di maggiore deleverage e contrazione del credito “se non saranno prese azioni adeguate” per fare i conti con le fonti di rischio sovrano, “attraverso strategie credibili di consolidamento finanziario”, e per affrontare “le potenziali conseguenze per il sistema finanziario” aumentando la solidita’ delle banche.

I rischi per la stabilita’ finanziaria “sono aumentati considerevolmente negli ultimi mesi”, mette in guardia il report. “Le prospettive di crescita piu’ debole colpiscono negativamente sia i bilanci pubblici che privati – si legge nel rapporto – e accentuano la sfida di far fronte al forte peso del debito. I bilanci pubblici in molti paesi avanzati sono altamente vulnerabili all’aumento dei costi di finanziamento e cio’ in parte e’ dovuto al trasferimento del rischio privato al settore pubblico”.

Inoltre, i conti pubblici “sotto tensione hanno costretto la politica a esercitare particolare attenzione nell’uso della politica finanziaria per sostenere l’attivita’ economica mentre la politica monetaria ha solo uno spazio limitato per fornire ulteriori stimoli”.

Secondo il Fondo “la crisi, ora al suo quinto anno, e’ avanzata in una nuova fase piu’ politica”. Nell’area euro, si legge ancora, “importanti passi sono stati compiuti per affrontare i problemi attuali ma le differenze politiche” tra le economie in cui e’ in corso l’aggiustamento e quelle che stanno fornendo sostegno “hanno impedito il raggiungimento di una soluzione permanente”. Guardando agli Stati Uniti, sottolinea l’Fmi, hanno a che fare “con crescenti dubbi sulla capacita’ del processo politico di raggiungere il consenso necessario riguardo all’aggiustamento di bilancio a medio termine che e’ cruciale per la stabilita’ globale”.

In assenza delle riforme necessarie per favorire la crescita nei paesi piu’ avanzati, si legge sempre nel rapporto, i mercati “hanno iniziato a interrogarsi sulla capacita’” dei leader politici “di adottare le azioni necessarie. Questo contesto di debolezza finanziaria e politica – spiega il Fondo – aumenta le preoccupazioni riguardo a un rischio default e richiede una strategia coerente per affrontare il contagio e rafforzare i sistemi finanziari”.

Quando la direttrice del Fondo, Christine Lagarde, ha lanciato un appello per una ricapitalizzazione delle banche, e’ stata aspramente criticata da altri banchieri centrali e autorita’ politiche dell’area euro.

Durante il suo discorso a Jackson Hole, dove si è tenuto il meeting annuale tra i vari banchieri centrali, Lagarde ha chiesto “una urgente” ricapitalizzazione degli istituti bancari europei in difficoltà, aggiungendo che rivitalizzare il sistema finanziario è la chiave per interropere la “catena di contagio” dei debiti nel Vecchio Continente.

Separatamente Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, ha addirittura allontanato, invece, l’idea di un problema di liquidità, dicendo che gli sforzi per prevenire una nuova crisi finanziaria ovvieranno al problema. “L’idea che potremo avere un problema di liquidità in Europa” è “senza fondamento”, ha detto Trichet.

Intanto e’ uscito un rapporto dell’Abi, secondo cui in luglio le sofferenze lorde delle banche italiane sono risultate pari a circa 99 miliardi di euro, 1,3 miliardi in piu’ rispetto a giugno. Nel report si precisa che l’aumento delle sofferenze lorde e nette risente anche delle operazioni di aumento di capitale avviate da alcuni istituti e che pertanto non e’ possibile effettuare un confronto omogeneo rispetto ai dati dello stesso periodo dello scorso anno.