Banche, subprime: la storia si ripete. Dopo gli Usa tocca alla Cina

22 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Perdite legate ai mutui. Passivita’ tenute fuori bilancio. Incerte prospettive di crescita. No. Non si vuole rievocare alcuni dei fattori che hanno messo al tappeto gli istituti finanziari, a partire da quelle americane, nel corso della peggiore crisi dagli anni ’30. L’intento e’ piuttosto quello di avvertire: le banche cinesi rischiano lo stesso tipo di scenario.

La scorsa settimana i principali gruppi bancari cinesi, inclusi Bank of China e Agricultural Bank of China, hanno registrato una solida crescita dei profitti. Solo per fare un esempio, Industrial & Commercial Bank of China (primo istituto del Paese), ha registrato utili semestrali pari a $12.4 miliardi, oltre le attese degli analisti. Tutto bene, dunque. Al contrario: invece di fornire indicazioni rassicuranti sullo stato di salute del settore, numeri positivi stanno sollevando timori su cosa c’e’ da aspettarsi in futuro.

“Mi aspetto che il trend riguardante i prezzi delle case cambi entro fine anno. Quando cio’ accadra’ le banche cinesi saranno le prime a subirne le conseguenze”, ha spiegato a Usa Today Dragon Yongjun Tang, professore di finanza all’Universita’ di Hong Kong. “Alcuni degli istituti piu’ deboli saranno costretti a ricorrere a una ristrutturazione”, ha aggiunto.

Se non solo il settore immobiliare cinese frena, ma anche l’economia in generale del paese, alllora la situazione e’ destinata a peggiorare. La chiave di lettura di molti e’ che una debolezza congiunturale della Cina rischia di mettere a rischio la ripresa di tutti, Usa in primis. E’ un gatto che si morde la coda.

Le caratteristiche intrinseche al settore bancario non aiutano a spazzare via dubbi sul loro futuro. Al contrario. L’anno scorso sono stati attivati prestiti record da $1400 mila miliardi. Il governo, che inizia a sentire puzza di bruciato, ha gia’ suggerito agli istituti finanziari di scrivere in bilancio cio’ che fino a ora e’ rimasto al di fuori.

Ma i piu’ ottimisti non mancano. La convinzione di costoro e’ che una crescita economica a doppia cifra possa mitigare l’impatto di prestiti dalle performance poco convincenti. Alcuni fanno notare che le banche cinesi, a fronte di erogazione di mutui in rallentamento, sono riuscite a strappare tassi di interesse sui prestiti piu’ alti con tanto di utili in salita.

I piu’ scettici pero’ restano dubbiosi della tenuta del comparto. Nonostante conti positivi, quest’anno le azioni delle banche hanno realizzato performance alquanto deboli. Come ha sintetizzato bene Jim Antos, analista di Mizuho Securities: “E’ l’umore del mercato e non la realta’ a guidare i corsi azionari”.