BANCHE: RISCHI A ORIENTE, SERVIRANNO ALTRI $50 MLD

5 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

Le banche del Vecchio Continente con un’esposizione ai mercati dell’Europa Centrale e Orientale potrebbero avere bisogno di altri $50 miliardi di capitale entro il 2010, alimentando ulteriormente il dibattito sulla vulnerabilita’ delle banche con un’ampia presenza nella regione.

Le stime fornite dagli analisti di JP Morgan hanno immediatamente attirato la protesta di alcune delle banche citate nel report, che definiscono semplificative le analisi sul loro conto e negano di avere bisogno di capitale fresco. Secondo i calcoli dell’indagine, 32 istituti bancari europei potrebbero essere costretti a ricorrere ad aumenti di capitale dell’ordine di 32-40 miliardi di euro.

Sarebbe un altro duro colpo per le banche, gia’ alle prese con 270 miliardi di euro di svalutazioni dei cosiddetti asset tossici, si legge nel report. La potenziale esposizione degli istituti dell’Europa Settentrionale e’ stimata a 8 miliardi di euro, quella delle banche austriache a 5 miliardi di euro e quella delle banche greche a 4 miliardi di euro.

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Le previsioni di JP Morgan si basano sulle analisi condotte sulle banche che presentano un’esposizione materiale ai paesi dell’Europa Centrale e Orientale, come pure agli Stati che facevano parte dell’Unione Sovietica.

I calcoli di JP Morgan giungono un giorno dopo che le autorita’ di controllo dei mercati di sei paesi membri dell’Ue hanno pubblicato un comunicato congiunto in cui minimizzavano i rischi per le banche dell’Europa Occidentale con un’alta esposizione all’Est Europa, sollecitando al contempo gli investitori a fare una distinzione tra i singoli paesi della regione.

Le informazioni sui rischi rappresentati dall’Europa dell’Est sono infatti, secondo gli analisti, spesso semplificati e non corrispondenti al vero e “potrebbero avere delle implicazioni negative per le banche che operano in questi paesi”, osservano nel comunicato le banche centrali di Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia, cui si sono aggiunte le autorita’ di controllo di Ungheria e Polonia.

Secondo gli analisti, per le banche che hanno una diversificazione maggiore, come le italiane Intesa Sanpaolo e UniCredit Group, l’esposizione sembra piu’ gestibile.

(Fonte: MarketWatch)