«BANCHE POCO CHIARE
SUL RISCHIO BOLLA»

10 Luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
L’attuale situazione borsistica è molto florida, forse troppo. Per cui, oculatezza e chiarezza di informazioni nelle scelte d’investimento è d’obbligo. L’allarme su una correzione netta e pericolosa all’orizzonte, arriva dal presidente Consob, Lamberto Cardia che, ieri in Piazza Affari, nel corso dell’incontro annuale con il mercato finanziario, ha detto che «l’esperienza mostra come gli investitori individuali tendano a entrare nel mercato nelle fasi di crescita prolungata dei prezzi, cui spesso seguono riassestamenti, anche di forte intensità».

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Ora più che mai, dunque, le banche devono fornire ai clienti una buona consulenza al momento della scelta degli investimenti. Tuttavia, in base alle parole di Cardia, non sembra che questo avvenga. Anzi, gli istituti di credito stanno addirittura incanalando i capitali provenienti dal riscatto delle quote dei fondi comuni in prodotti di scarsa trasparenza, ovvero verso «polizze assicurative a contenuto finanziario» e verso «obbligazioni bancarie, spesso caratterizzate da strutture complesse e di più difficile valutazione».

«Questa evoluzione – è l’affondo di Cardia – riflette, in larga parte, gli obiettivi delle reti distributive, che negli ultimi anni hanno visto privilegiare la vendita di prodotti finanziari a più elevati margini di rendimento per i distributori e funzionali alle strategie di finanziamento dei gruppi di appartenenza». Soprattutto riguardo ai bond bancari, la Consob ha notato che ben il 40% delle emissioni è rappresentato da strutturati, tanto che su questi « sarà ulteriormente sviluppata la vigilanza con il supporto di specifici modelli di analisi».

Per Cardia, quindi, i motivi addotti dalle Sgr per spiegare il deflusso di capitali (primo fra tutti la tassazione sul maturato e non sul realizzato) servirebbero solo a nascondere una strategia di convogliare i capitali verso prodotti ad alta profittabilità (per la banca). Le cifre in gioco, d’altronde, sono enormi: da inizio anno il saldo dell’industria del gestito è negativo per 20 miliardi.

Le responsabilità delle banche non finiscono qui: «L’evoluzione del mercato e del quadro normativo implica maggiori responsabilità e consapevolezza dei rischi assunti». Che non sono solo «fisiologici». Bensì, sul piano «patologico», possono richiamare «eventuali comportamenti non corretti da parte di fornitori e servizi finanziari». Per Cardia questi problemi possono essere risolti anche con «una diffusa cultura finanziaria». Ma soprattutto, ha concluso, «si avverte forte l’esigenza di favorire il ricorso degli investitori alle azioni risarcitorie dei danni».

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