Banche italiane, anche per loro vale il rischio contagio

3 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Prendere a prestito denaro per le banche italiane costa di piu’. Colpa della crisi del debito sovrano che, dopo Grecia e Irlanda, ha alimentato timori di contagio anche nella Penisola, visto che ha il secondo maggiore debito dell’Eurozona.

Risultato: la percezione del mercato verso gli istituti tricolore e la loro tenuta si e’ erosa tanto che potrebbe risultare sempre piu’ difficile per il settore bancario tricolore attrarre investitori nel caso di emissioni obbligazionarie.

Lo spiega Bloomberg secondo cui “il costo per assicurare il debito emesso da Unicredit in novembre ha messo a segno il maggiore balzo dal febbraio 2009”, riferisce l’agenzia Usa citando i dati di CMA.

I credit default swaps (cds) dell’istituto di Piazza Cordusio “ha raggiunto questa settimana livelli tali che implicherebbero un rating “spazzatura” sulle obbligazioni emesse. E’ la prima volta che si e’ verificata una cosa simile” ha aggiunto Bloomberg.

Tensioni anche per Intesa Sanpaolo il cui cds su base mensile e’ balzato a livelli record.

La congiuntura politca del paese non aiuta di certo. “Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi dovra’ affrontare il prossimo 14 dicembre il voto di fiducia aumentando le preoccupazioni tra gli investitori, secondo cui l’Italia potrebbe essere costretta a rifinanziare 1760 miliardi di euro di debiti”, fa notare Bloomberg.

Certo, le banche della Penisola sono scampate alla bolla del real estate che ha invece travolto Irlanda e Spagna. Ma per loro “la crisi potrebbe spingere al rialzo il costo del rifinanziamento di almeno 118 miliardi di euro nel 2011 spremendo i profitti, gia’ al di sotto della media del Vecchio Continente”, ha proseguito Bloomberg nella sua analisi.

Tra le banche del sud Europa, Intesa Sanpaolo ha il piu’ alto livello di esposizione netta ai bond emessi da Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna e Italia: 65.1 miliardi di euro (stime degli analisti di Bernstein). Tale esposizione rappresenta il 240% del suo Core Tier 1 (il coefficiente patrimoniale usato per valutare la forza di un gruppo finanziario) e il 9.6% degli asset totali.

Per Unicredit la cifra complessiva e’ di 40.3 miliardi, ossia il 103% del Core Tier 1 e il 4.2% degli asset totali. Sia per l’istituto di Piazza Cordusio sia per quello guidato da Corrado Passera, oltre il 96% della loro esposizione e’ verso il debito emesso dal Tesoro italiano.

“Le paure di contagio dovute all’alto debito pubblico italiano si faranno sentire sui profitti delle banche tricolori perche’ esse stesse dovranno pagare di piu’ per potersi finanziare. Inoltre potrebbero registrare perdite record sui bond”, ha dichiarato a Bloomberg Stefano Girola, di Banca Albertini Syz & Co.

“Il sistema bancario italiano rappresenta una forza relativa dell’Italia, con un basso profilo di rischio che permette di affrontare crisi finanziarie,” ha aggiunto Henry MacNevin, senior financial analyst di Moody’s. Secondo l’esperto le “banche sono in una buona salute Banks are in good shape ma il loro outlook resta ancorato all’andamento dell’economia”.

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Bloomberg lancia l’allarme ulle banche italiane

Secondo l’agenzia il peso del debito pubblico e le scarse prospettive di crescita mettono a repentaglio la solidità degli istituti della Penisola. Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi sono già nel mirino degli analisti.

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(WSI) – Pur conservando per ora una certa solidità, le banche italiane rischiano seriamente di scontare il peso dell’enorme debito pubblico del Paese in termini di rischio percepito e di conseguente aumento del costo dei prestiti contratti. E’ l’allarme lanciato oggi dall’agenzia Bloomberg in una severa analisi delle recenti evoluzioni di mercato degli istituti della Penisola.

Preoccupati di fronte alla voragine dei conti pubblici e al rischio contagio della crisi del debito sovrano europeo – che dopo Grecia e Irlanda dovrebbe ora interessare anche la penisola iberica e successivamente l’Italia – gli investitori sembrano fidarsi sempre meno degli istituti italiani. Il costo dell’assicurazione sui debiti di Unicredit – misurato dagli interessi pagati sui derivati di tipo Credit default swaps (Cds) – ha conosciuto un balzo record nel mese di novembre evidenziando un aumento del rischio di insolvenza. Dal 29 ottobre al 30 novembre, i Cds sulle obbligazioni Unicredit sono cresciuti di circa 50 punti base toccando quota 189 (servono 189 mila euro per assicurare un credito da 10 milioni), l’incremento più significativo dal febbraio 2009 a oggi. Il costo della protezione sui bond di Intesa ha seguito lo stesso trend salendo fino a 173 punti (contro i 122 circa di fine ottobre), quello sul debito di Monte dei Paschi è addirittura cresciuto di 78 punti chiudendo a 262,5 al 30 di novembre.

Mentre gli interessi sui bond seguono a ruota salendo ancora, i tre istituti evidenziano pessime prestazioni borsistiche. Nel corso dell’ultimo anno, riferisce Bloomberg, il titolo Unicredit scambiato a Piazza Affari ha ceduto il 26% del suo valore, a fronte del -32% di Intesa e del -28% di Monte dei Paschi. Nel medesimo periodo, l’indice di riferimento preso in esame dalla stessa agenzia, il Bloomberg Europe Banks and Financial Services Index, ha perso decisamente di meno evidenziando un declino di 7,3 punti percentuali.

“Il sistema bancario in Italia è relativamente forte – ha dichiarato a Bloomberg l’analista di Moody’s Henry MacNevin – . Le banche sono in buona forma ma le loro prospettive sono correlate all’economia”. Anche se il debito degli istituti pesa in Italia per il 20% del Pil contro il 38% dell’Irlanda e addirittura il 54% della Spagna, insomma, la sfiducia e i timori di una crisi sistemica del Paese pesano sempre di più. “Non mi piacciono le dimensioni del debito italiano – ha sottolineato il manager di Swisscanto Peter Braendle – , sono un po’ preoccupato per via dei più alti tassi di interesse e delle potenziali perdite cui andrebbero incontro gli istituti”. Perdite che potrebbero essere legate ai destini delle nazioni europee maggiormente colpite dalla crisi del debito. L’esposizione netta di Banca Intesa sui bond sovrani di Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda e Italia ammonta a 65 miliardi di euro, equivalenti al 240% del valore del suo patrimonio di qualità primaria (il cosiddetto tier-1, capitale azionario più riserve). Unicredit si ferma invece a 40,3 miliardi (103%).

Per gli osservatori internazionali, dunque, non mancano i motivi di preoccupazione. L’agenzia di rating Standard & Poor’s attribuisce una prospettiva “stabile” al 50% delle banche italiane identificando come “negativo” il futuro prossimo del 40% degli istituti. Di fronte ai crescenti timori sul debito nazionale e sulla scarsa capitalizzazione, spiega ancora Bloomberg, gli analisti di Morgan Stanley hanno invitato i propri clienti a tenersi alla larga dai titoli di Monte dei Paschi e Banco Popolare SC.

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