Banche Italia: situazione prestiti ancora critica

1 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nonostante gli aiuti della Bce, le banche italiane non prestano più, chiudendo i rubinetti a imprese e famiglie. La recessione ha lasciato gli istituti con un ammontare di prestiti a rischio insolvenza ingente, di cui non riescono a liberarsi, evidenziato una situazione di pericolo in un settore europeo, quello della finanza, particolarmente fragile nel Sud d’Europa.

La crescita delle attività di credito non redditizie nel secondo quarto potrebbe minare i profitti di Intesa Sanpaolo nel secondo trimestre. Gli utili rischiano di scendere a 189 milioni di euro dai 470 milioni di un anno fa. L’istituto, il secondo per numero di asset in Italia, pubblicherà i conti domani. Le stime sono quelle di quattro economisti intervistati da Bloomberg.

Monte dei Paschi di Siena, salvata con i soldi statali, dovrebbe chiudere in perdita per il quinto trimestre di fila. Il bilancio fiscale verrà reso noto la prossima settimana.

Intesa è una delle banche della periferia europea che riporterà utili in calo. Al cuore del problema la crisi del debito che ha messo sotto sopra le finanze della regione, costringendo le società a liberarsi dei loro asset e ridurre le attività di prestito per poter rimanere a galla.

La scorsa settimana l’agenzia Standard & Poor’s ha tagliato il rating di 18 banche italiane, citando il perdurare oltre ogni previsione della recessione economica. La fase di decrescita, ha avvertito Moody’s, potrebbe inoltre compromettere i giudizi sul merito di credito delle banche spagnole.

“La spirale composta dalla stretta creditizia e dall’aumento del numero di prestiti a rischio insolvenza a bilancio si sta avvitando e ci vorrà del tempo prima che venga rotta”, ha detto in un’intervista telefonica all’agenzia stampa americana Jacopo Ceccatelli, partner di JC & Associati SIM.

“Fino a quando l’economia non inizierà seriamente a risollevarsi e le banche a ripulire i loro bilanci, la reddittività resterà di gran lunga sotto i livelli pre-crisi”.