Banche in crisi, e ora la troika arriverà in Italia?

23 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La vicenda del salvataggio delle quattro banche italiane a rischio crac continua a tenere banco. Non solo in Italia, con i risparmiatori truffati che rivendicano quanto spetta loro dopo aver visto andare in fumo i risparmi di una vita, ma anche nei ‘piani alti’ dell’Unione europea, ovvero a Bruxelles e Berlino. Tanto che Il Giornale, in un articolo che porta la firma di Antonio Signorini, scrive senza tanti giri di parole che “per salvare le banche ora l’Italia rischia l’arrivo della Troika“.

L’articolo non inizia sicuramente con un messaggio confortante, per l’Italia:

“Lo spettro tedesco si materializza nel cuore delle istituzioni europee e incombe su Roma. Proprio mentre Matteo Renzi ingaggia un duello mediatico con Angela Merkel, nelle stanze della Commissione europea qualcuno inizia a pensare a una cura da cavallo, per risolvere una volta per tutte la crisi delle banche italiane. Drastica e senza alternative, ispirata più a Wolfgang Schaeuble che alla cancelliera. Detta brutalmente, un piano di salvataggio per l’ Italia. L’ Esm, il fondo europeo di salvataggio che è stato attivato per Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo, con tutto quello che comporta. Riforme dettate dalla Troika, conti pubblici sotto controllo”.

Vengono in mente i fatti del 2012 avvenuti in Spagna quando il governo iberico chiese aiuto all’Unione Europea per risolvere la crisi del suo sistema bancario con 100 miliardi di crediti incagliati, e la Troika – quindi Bce, Commissione Europea e Fmi – rispose concedendo il piano di salvataggio ma anche con il commissariamento del paese. Certo, la versione spagnola fu molto più leggera rispetto al commissariamento della Grecia. Ma quando si arrivò al dunque, nel ristrutturare le banche spagnole fu sempre Schaeuble a fare in modo che il risanamento avvenisse sotto lo sguardo vigile della troika.

Cosa c’entra l’Italia?” – scrive Il Giornale. Ebbene già nel 2012 quando il destino infausto toccò alla Spagna molti già facevano il nome dell’Italia come destinatario successivo del commissariamento europeo ma il nostro governo respinse ogni critica fino però ad oggi con la vicenda delle quattro banche sull’orlo del fallimento. Una situazione quella bancaria molto difficile a cui si aggiungono i crediti in sofferenza e i prestiti deteriorati che ammontano a 360 miliardi di euro. Il ragionamento di Bruxelles, secondo Il Giornale sarebbe questo:

“La situazione italiana è particolarmente preoccupante, perché sono coinvolti obbligazionisti e anche perché ci sono molte piccole banche, che non sono sottoposte al controllo della Bce e che d’ ora in poi potrebbero avere problemi a vendere titoli a clienti, giustamente, preoccupati. Anche in questo caso, la bad bank potrebbe servire a ridare fiducia. Ma, ancora una volta, senza fondi dello Stato, non potrebbe nemmeno dare una garanzia. Uniche risorse pubbliche che si possono usare sono appunto quelle dell’Europa. Ma sono attivabili solo con un piano di salvataggio”.

Ma come potrebbe reagire il premier ad un possibile piano di salvataggio europeo? “Difficile che accetti una scelta del genere, che verrebbe interpretata dagli italiani e dai partner europei come un commissariamento”.