BANCHE E MORATORIA MUTUI: IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

27 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Le Banche italiane si allineano al “sottocosto” degli ipermercati e dal loro gelido cuore scaturisce un filo di speranza per il crescente esercito di “poveri” italiani. Così, dopo la moratoria per i finanziamenti delle imprese, arriva anche il pacchetto “salva famiglie” sui mutui.

Sarà vera gloria? Ogni moneta ha due facce e anche questa iniziativa: quella pubblicizzata è la “canzone” da hit parade, il lato “b” del disco lo è un po’ meno.

In Italia i mutui oggetto di cartolarizzazione da parte delle Banche hanno visto picchi stratosferici nell’ultimo bimestre 2008. Alcuni dati: tra il 1999 e il 2001 in Italia si cartolarizzarono circa 17 miliardi di crediti; 2002 – 2004 la media annua era di 12 miliardi; nel 2005 – 2006 mediamente 25 mld/anno. Nel 2007 la cessione dei crediti bancari arriva a 30 mld, mentre nel 2008 si arriva a ben 82 miliardi, di cui 55 nell’ultimo trimestre.

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La genesi di questa crisi inizia con l’innalzamento del tasso di insolvenza USA, causa la disoccupazione, che generò un deprezzamento dei titoli contenenti le cartolarizzazioni dei mutui, definiti sub prime perché concessi in assenza di garanzie reddituali. Questi titoli vennero definiti “tossici” in quanto, essendo stati veicolati per il mondo intero, finirono per avvelenare la finanza mondiale: tutte le Banche li detenevano ma nessuna ha mai saputo dire esattamente a quanto ammontassero nel loro portafoglio (!!!).

Ma cosa ne fanno le banche italiane dei mutui cartolarizzati? Prima li cedono a una società veicolo, poi se li ricomprano! Perché? Per dare un’”aggiustatina” al bilancio, in attesa magari di un aumento di capitale, per mantenere saldi i livelli di Tier Core – onde sostenere anche il palinsesto delle obbligazioni emesse in subordine a tali parametri, e vendute con positivo riscontro ai risparmiatori, amanti della cedola e ancora “invaghiti” dall’idea che un’obbligazione bancaria sia un investimento sicuro.

Non solo: la BCE – proprio nel bel mezzo della tempesta di fine 2008 – aveva, come collaterali dei prestiti a breve concessi alle Banche, i titoli “tossici” americani. Prima di applicare una politica di forte riduzione dei tassi, si rese necessario che le banche europee e italiane sostituissero con nuove garanzie questi asset svalutati. Ecco dunque la corsa alle nuove cartolarizzazioni.

Cosa succede in presenza di un tasso di disoccupazione che aumenta? Chi perde il lavoro non può più pagare il mutuo, proprio quello che accadde negli USA nel 2007. Ma cosa succede se il mutuo con le rate impagate è stato cartolarizzato e immesso a bilancio in patrimonio, oppure è diventato garanzia dei prestiti a breve presso la BCE? Basta moltiplicare gli 82 mld cartolarizzati nel 2008 per l’attuale tasso d’insolvenza, per avere un pallido esempio che non tiene conto degli anni antecedenti.

Così: se i mutui a maggior rischio di pagamento vengono messi in moratoria, si congela il rischio dell’insolvenza, si mantengono inalterati i valori di bilancio, i livelli Tier Core, e poi…… “Io speriamo che me la cavo!”