Banche: criteri piu’ severi anti-crisi. Peccato che Basilea III preveda tempi indegnamente lunghi

12 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il Comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria ha approvato il nuovo accordo, denominato “Basilea III”, che impone requisiti più stringenti per gli istituti di credito nel mondo. L’accordo raggiunto dai governatori delle banche centrali di 27 paesi a Basilea prevede un innalzamento degli indici di patrimonio Tier1 minimo dal 2 al 4,5% e un ulteriore cuscinetto (buffer) eventuale, in caso di necessità del 2,5% per arrivare così a una soglia del 7%.

Le nuove norme, che comunque saranno introdotte gradualmente per le banche, dovranno poi essere approvate al G20 di novembre a Seul dai capi di stato dei paesi. L’accordo di oggi, messo a punto dai governatore delle Banche Centrali e dal comitato di Basilea, comunque spiana la strada a un quadro di regole che dovrebbe portare più solidità e stabilità nel comparto del credito internazionale traendo così lezioni dalla recente crisi. Per l’Italia era presente il governatore di Bankitalia Mario Draghi, per gli Stati Uniti il chairman della Federal Reserve, Ben Bernanke. C’era anche Axel Weber, presidente della Bundesbank.

Il Comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria ha subito pressioni molto forti dagli istituti che chiedevano di non fissare criteri troppo rigidi, per paura che le banche, per adeguarsi alle nuove griglie, possano trovarsi nella condzione di dover tagliare i prestiti alla clientela. Una mossa questa che strangolerebbe la fragile ripresa economica, che ha raggiunto il picco a giugno e adesso e’ in fase nettamente calante. D’altra parte approvando criteri troppo laschi, le banche sarebbero certamente piu’ vulnerabili a nuove crisi finanziarie simili a quella del 2008.

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Il Comitato dei Governatori delle Banche centrali ha approvato un nuovo accordo, il cosiddetto «Basilea 3» che impone requisiti patrimoniali più severi per l’operatività delle banche, in modo che gli istituti abbiano più risorse per resistere a una crisi come quella dei mutui subprime che ha messo in ginocchio il sistema finanziario internazionale. L’entrata in vigore sarà graduale, dal 1 gennaio 2013 per arrivare alla piena attuazione al primo gennaio 2019. Dopo questo via libera tecnico, lunedì il testo sarà presentato allo Steering Committee del Financial Stability Board, l’organismo guidato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Il via libera «politico» si avrà con la ratifica del G20 di Seul in novembre.

ACCORDO FATICOSO – L’accordo raggiunto oggi a Basilea arriva al termine di un lungo e faticoso lavoro di preparazione: anche se c’è sempre stato consenso sulla necessità di irrobustire gli istituti di credito, i banchieri erano molto preoccupati che i nuovi «paletti» potessero in qualche modo limitare la loro operatività, tenendo immobilizzati capitali che sarebbero diventati inutilizzabili per la normale operatività creditizia. Senza contare che un’eccessiva «ingessatura» delle banche rende queste ultime meno propense a prestare soldi, limitando quindi gli investimenti delle imprese (questo spiega certe riserve, per esempio, della Confindustria italiana) e, indirettamente, lo sviluppo dell’economia. A esprimere riserve erano non solo Germania e Stati Uniti: ancora sabato l’amministratore delegato di Unicredito Alessandro Profumo, in qualità di presidente della federazione bancaria europea, aveva inviato una lettera ai presidenti della Banca centrale europea e della Commissione Ue definendo una svolta troppo radicale quella prevista a Basilea. La forte gradualità dell’applicazione delle norme, per esempio, è stata concepita proprio per venire incontro alle richieste dei banchieri, dando loro il tempo per reperire le risorse con cui irrobustire i patrimoni degli istituti.

REQUISITI CHIAVE – L’accordo intende agire su quelli che sono ritenuti i requisiti chiave imposti alle banche nella loro attività, che vengono misurati dal rapporto tra patrimonio di vigilanza, ovvero i fondi su cui una banca può maggiormente contare in una fase di necessità, rispetto al totale delle sue attività, ponderate per tener conto delle effettive caratteristiche di rischio. Ebbene, è stato deciso di alzare questo rapporto, in modo che una banca, per potere operare, debba avere un patrimonio di vigilanza più alto e quindi sia meno esposta a eventuali contraccolpi in caso di crisi. Non solo, ma più una banca ha attività investite, più dovrà essere alto il patrimonio di vigilanza. Indirettamente questa riforma metterà tutte le maggiori banche mondiali sullo stesso piano, e in questo modo potrebbe risultare vantaggiosa per le istituzioni italiane. Le banche ne usciranno magari meno redditizie, ma anche molto più solide e sicure. Diversi osservatori hanno definito questa come la riforma più rilevante seguita alla crisi mondiale.