Banche centrali europee tornano compratrici nette di oro

19 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Le banche centrali europee tornano ad essere compratrici nette di oro, per la prima volta da almeno 20 anni. L’ultimo dei segnali di come la turbolenza dei mercati valutari e del debito ha rivoluzionato anche quello del metallo giallo.

Si tratta di numeri minuscoli rispetto al mercato mondiale (0,8 tonnellate di riserve d’oro acquistate da inizio anno), ma anche questi acquisti hanno contribuito a un rialzo del prezzo superiore al 25% solo nel 2011, inanellando nuovi record fino a $1.920 l’oncia, questo mese.

Gran parte degli acquisti dall’Europa viene dalla banca centrale dell’Estonia, che ha comprato oro per contribuire alle riserve della Bce ed entrare nell’euro. Tra le altre, Malta ha comprato 3.000 once.

Ma gli istituti centrali europei non sono gli unici. Anche le controparti nei mercati emergenti ultimamente stanno facendo incetta. Si tratterebbe degli acquisti (su base annua) ai massimi dal crollo del sistema Bretton Woods, 40 anni fa, l’ultima volta che il dollaro era fissato all’oro.

“Stiamo tornando in una situazione dove l’oro è visto come una moneta”, ha detto al Financial Times Jonathan Spall, direttore della divisione dei metalli preziosi per Barclays Capital. “Un grosso cambio di rotta rispetto a quanto era comune negli anni ’90”.

“Le motivazioni delle banche centrali di diversificare, fuori dall’oro, in asset denominati in dollari, è stata penalizzata dalla politica fiscale e monetaria adottata dagli Stati Uniti (negli ultimi anni)”, ha aggiunto Natalie Dempster, a capo della sezione affari governativi dell’associazione World Gold Council.

Sempre più autorità europee invitano i paesi fortemente indebitati, tra cui Portogallo, Spagna e Italia, a vendere le loro riserve d’oro per ridurre i loro debiti. Tuttavia, diversi analisti dubitano che ai prezzi attuali la mossa riuscirebbe nell’intento, e anzi, si rischierebbe solo di intimorire maggiormente gli operatori nel mercato.