Banche: Abi, nel 2008 la pressione fiscale effettiva sale al 44%

25 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Oggi a Milano il punto su banche e Fisco. Un’intera giornata di approfondimento e analisi degli effetti delle norme fiscali sul settore bancario nazionale. Un forte dinamismo regolamentare – tra gli ultimi provvedimenti la cosiddetta Robin Tax, le modifiche IRES e IRAP del 2008 – si accompagna a elevati livelli di pressione fiscale. In particolare – dal Rapporto dell’Osservatorio Analisi Economica Fiscale dell’Abi – emerge che nel 2008, ultimo anno osservabile attraverso le dichiarazioni dei redditi, il livello di pressione fiscale diretta si è attestato al 43,9%, livello significativamente superiore rispetto ai livelli medi 2000-2006 (+ 12 p.p). Dal rapporto emergono alcune caratteristiche della fiscalità delle banche italiane: dagli elementi di pro-ciclicità, più evidenti nelle fasi negative del ciclo economico, alla spiccata tendenza del sistema fiscale italiano a determinare consistenti pagamenti anticipati delle imposte (DTA) che nel 2008 hanno registrato un saldo netto superiore a 16 miliardi di euro. Il dato evidenzia una penalizzazione di natura finanziaria e costituisce un potenziale svantaggio competitivo nei confronti delle banche europee, che potrebbe aggravarsi alla luce delle recenti proposte di revisione degli accordi di Basilea sul patrimonio di vigilanza. Tra i temi principali del seminario organizzato dall’Abi, a cui hanno partecipato rappresentanti di Istituzioni nazionali, europee e internazionali, anche l’evoluzione della regolamentazione fiscale ‘globale’ e le proposte al vaglio dell’attuale dibattito internazionale: dalla ‘tassa per la stabilità’, alla proposta di una nuova forma di prelievo per far fronte alla crisi finanziaria ancora in corso, all’ipotesi della costituzione di un ‘fondo per la gestione di eventuali future crisi’. “In un contesto ancora caratterizzato da difficoltà economiche e da una ripresa ancora fragile – ha commentato il Direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini – le recenti proposte al centro dell’agenda economica internazionale sull’opportunità di una nuova “tassa” globale sulle banche sollevano più di un interrogativo. Condividiamo l’esigenza di una convergenza e armonizzazione della regolamentazione internazionale, ma bisogna tener presente che, specie nel campo fiscale, le proposte si inseriscono su legislazioni nazionali oggi fortemente differenziate e potrebbero quindi ampliare, invece di ridurre, il divario competitivo. Inoltre è necessario garantire la semplicità del sistema e il coordinamento delle regole in campo fiscale, prudenziale, contabile e in materia di trasparenza e correttezza”. “Fiscalità e regolamentazione – ha concluso Sabatini – vanno intesi come fattori fortemente condizionanti la competitività delle imprese. Questo è particolarmente vero per le imprese bancarie che nel nostro Paese hanno retto con solidità e forza ai contraccolpi della crisi continuando a fornire supporto a famiglie e imprese. E’ opportuno innanzi tutto rimuovere i fattori di svantaggio interni e valutare le finalità dell’eventuale introduzione di una nuova forma di prelievo fiscale. Auspichiamo che si tenga conto del fatto che in diversi Paesi i Governi hanno dovuto impiegare denaro pubblico per salvare le proprie banche, mentre, in altri, tra cui l’Italia, ciò non è stato necessario”. (segue)