Banca Etruria: scattano indagini per bancarotta fraudolenta

8 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Dal 28 dicembre scorso la vecchia Banca Etruria è stata dichiarata ufficialmente insolvente, fatto che ha attivato le possibilità di accertamento, da parte dell’autorità giudiziaria, su una serie di attività sospette condotte dall’istituto, per le quali è ipotizzato anche il reato di bancarotta fraudolenta.

Proprio in queste ore la Guardia di Finanza di Arezzo sta effettuando una serie di perquisizioni nella sede di Banca Etruria e nelle sedi di 14 società che hanno ricevuto finanziamenti poco chiari da Banca Etruria, operazioni queste che si sono tradotte in sofferenze per 18 milioni di euro. L’ipotesi di reato è di omissione di comunicazione di un conflitto di interessi da parte degli ex membri del board.

La Procura di Arezzo fa sapere in una nota che i militari del Nucleo di polizia tributaria stanno sequestrando “documentazione comprovante i rapporti tra alcuni membri dell’ex Consiglio di Amministrazione (dell’istituto) e quattordici società risultate assegnatarie di affidamenti deteriorati ovvero interessate a qualsiasi titolo all’erogazione degli stessi”.

 

Le società coinvolte nelle perquisizioni sono riconducibili all’ex presidente di Etruria, Lorenzo Rosi, e al commercialista Luciano Nataloni, membro indipendente del Cda fino al commissariamento della banca. Entrambi sono indagati per una serie di operazioni nella quale non era stato rivelato il proprio conflitto d’interesse, rivelatosi in seguito assai dannoso per i profitti dell’istituto. Coinvolto a vario titolo in tutte le aziende che hanno ricevuto fidi non restituiti è in particolare Nataloni; mentre, nel caso de La Castelnuovese (cooperativa toscana del settore edile) e della Città di Sant’Angelo (società nata per la costruzione di un outlet vicino a Pescara), è indagato anche l’ex presidente Rosi.

I fascicoli della Procura che riguardano Banca Etruria non finiscono qui. Per il reato di ostacolo alla vigilanza, per il quale ora si attendono le richieste di rinvio a giudizio dopo l’avviso di fine indagini consegnato lo scorso luglio, sono indagati l’ex presidente (fino al maggio 2014) Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi.

Concluse anche le indagini per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, capo d’accusa che vede fra gli indagati ancora Fornasari e Bronchi, cui si aggiungono Lorenzo Rosi (presidente di Etruria dal maggio 2014) e gli ex manager Fabio Palumbo ed Ernesto Mocci (tuttora soci della società quotata di consulenza Methorios Capital). Ancora in fase d’indagine, infine, è l’ipotesi di reato di truffa, scattata in seguito alle denunce sporte dai risparmiatori danneggiati dal processo di risanamento della banca.