Banca d’Italia sorveglia anche De Benedetti, per Jupiter Finance

23 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Il comunicato, ovviamente non diffuso fra i giornalisti, è stato nascosto sul sito internet aziendale. La notizia, del resto, brucia e in certi casi meglio riporre il megafono. La faccenda è scomoda (c’è di mezzo la vigilanza di Bankitalia) e riguarda la Jupiter Finance. Una società che di fatto si occupa di recupero crediti e che è l’ultimo “gioiello” dell’ingegner Carlo De Benedetti.

Il fatto è questo: la Banca d’Italia – che vigila, tra altro, sulle imprese che si muovono nella gestione di portafogli di crediti in sofferenza – ha sospeso Jupiter. Una sanzione, tanto per capire, analoga a quella adottata ad aprile scorso nei confronti di American Express (cui fu vietato di emettere nuove carte di credito). È una misura estrema, anticamera del commissariamento. Il giocattolo dell’Ingegnere si è rotto?

Quasi. Dalle carte emergono chiaramente i motivi che hanno spinto gli sceriffi di via Nazionale a congelare la spa del patron del gruppo Espresso. Che adesso, per rimettere in piedi Jupiter, dovrà tirare fuori un bel po’ di quattrini: deve mettere mano alla dirigenza; rendere più trasparenti i bilanci; e aumentare il patrimonio, considerato non adeguato.

Sono proprio queste tre le ragioni che hanno spinto la vigilanza di palazzo Koch, lo scorso 8 ottobre, a entrare a gamba tesa nella vita di Jupiter. Il linguaggio usato dai vertici della spa di De Benedetti è tecnico: la nota fa riferimento a «taluni aspetti afferenti l’operatività della società». Bankitalia, come accennato, critica proprio l’assetto interno, il sistema informativo-contabile e, soprattutto, la posizione patrimoniale in relazione ai requisiti di vigilanza.

Più nel dettaglio, l’authority ha chiesto anzitutto di «procedere a una riorganizzazione delle funzioni interne»: insomma governance e top manager non sono adeguati. Stesso discorso per la struttura contabile, che probabilmente così com’è non rende troppo agevole la lettura dei bilanci e dei conti interni. Non è ancora chiaro, poi, quanto denaro andrà versato nelle casse di Jupiter per «riallineare» «il patrimonio ai requisiti» imposti da Bankitalia. In ogni caso, non si tratta di una passeggiata di salute.

Jupiter sostiene di aver già «intrapreso le iniziative necessarie» per rispettare le richieste dell’istituto guidato dal governatore, Mario Draghi. E in attesa delle nuove verifiche di Bankitalia si va avanti solo con la «gestione delle operazioni in corso». Dal 1 novembre, dunque, stop, dopo quasi cinque anni di vita. Un brutto colpo, specie per l’immagine e la reputazione fra i clienti. Che sono in particolare banche italiane. Le cui sofferenze (prestiti e mutui rimborsati a singhiozzo) vengono gestite proprio da Jupiter.

La spa di De Benedetti (controllata dalla holding Cir) aveva mostrato in poco tempo di sapersi muovere con una certa disinvoltura fra gli “incagli” degli istituti: costituita nel 2005, già nel 2006 era già riuscita a mettere insieme una cinquantina di portafogli crediti. La scommessa di De Benedetti, peraltro, sembrava essere vincente visto che la crisi ha inevitabilmente gonfiato le sofferenze degli istituti e il business di Jupiter è gioco-forza aumentato. Il colpo di Draghi, insomma, proprio non ci voleva.

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