BALLANDO
SUL TITANIC

27 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Le scalate ad Antonveneta e Bnl hanno rivelato un sistema bancario alla mercé dei capitali stranieri. La debolezza delle banche ha effetti diffusi: sono infatti determinanti nel controllo di gruppi come Generali, Rcs, o Pirelli. Qualcuno si scopre a rischio e organizza le difese (in Fiat, in Telecom, in Impregilo). Capitali stranieri rastrellano le attività messe in vendita da gruppi italiani a corto di risorse (Fiat Avio, Seat Pg, Pirelli Cavi) o da imprenditori che hanno passato la mano (Gs, Rinascente, Coin, Galbani). L´assalto tedesco alla spagnola Endesa ha dato il via a un´ondata di fusioni nel settore elettrico europeo, che ci coglie con lo straniero già saldamente in casa (appartengono a Endesa e a Electricitè de France il secondo e terzo operatore italiano).

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Sembra un paese preso alla sprovvista, che si risveglia con i barbari alle porte, senza difese, rassegnato alla svendita.
Ma l´ondata di acquisizioni in Europa non è cominciata oggi, ed era largamente prevedibile. È la conseguenza del mercato unico dei capitali, e della frammentazione delle imprese europee, imbottigliate nei confini nazionali, troppo piccole per competere con i giganti americani e asiatici. L´attuale accelerazione è solo il frutto dei tassi storicamente bassi, e dell´enorme liquidità in circolazione. E siamo agli inizi: l´ondata è destinata ad ingigantirsi e durare.
Di fronte alla prospettiva dell´integrazione del mercato europeo, Francia e Gran Bretagna hanno adottato e perseguito con coerenza strategie chiare, per quanto opposte. I governi inglesi hanno privatizzato radicalmente, aprendosi completamente ai capitali esteri, consapevoli che molte imprese locali non sarebbero sopravvissute o sarebbero passate in mani straniere; ma sapendo che la pressione della concorrenza avrebbe trasformato le migliori imprese nazionali in colossi in grado di competere nel mondo. Così è stato. Nei servizi di pubblica utilità hanno privilegiato il consumatore, smontando gli ex-monopoli anche a costo di vederli passare in mani straniere, e tagliando le tariffe, a discapito dei loro conti economici. E in borsa, alla logica del controllo, hanno anteposto i diritti degli azionisti, permettendo loro di incassare sempre il prezzo di chi era disposto a pagare di più, a prescindere dalla nazionalità.
All´estremo opposto, i governi francesi hanno mantenuto un ferreo controllo dello stato sull´economia: direttamente (tutti i servizi pubblici, tecnologia, trasporti e molta industria sono ancora in mano pubblica), ricorrendo perfino alla nazionalizzazione, come è accaduto, di fatto, con la fusione tra Gaz de France e Suez; e indirettamente, con leggi ad hoc (quella recente sull´Opa), scendendo in campo a fianco dei privati attaccati dall´estero, e creando una rete tra manager e amministratori pubblici, che spesso si scambiano i ruoli. Sull´altare dei campioni nazionali, la Francia ha sacrificato i diritti dei consumatori (è il paese con il maggior numero di posizioni monopolistiche) e degli azionisti.

Tra la selezione darwiniana degli inglesi e il dirigismo francese, l´Italia resta in mezzo al guado e mostra le proprie debolezze: il vuoto politico di un governo senza idee, in balia all´emergenza del giorno; e un capitalismo inadeguato, guidato da manager, banchieri e imprenditori viziati da anni di protezioni, abituati a coltivare relazioni e trattare dietro le quinte più che a competere apertamente sul mercato.

Vorremmo privatizzare, in un mercato dei capitali liberalizzato; ma anche assicuraci che il controllo rimanga in mani italiane. Così, lo Stato non riesce a vendere più niente, e si deve inventare ogni volta un azionista surrogato che faccia le sue veci (Cassa DP, cooperative, comuni e province, banche, fondazioni).
Vorremmo creare i campioni nazionali, senza capire che la dimensione richiesta dal mercato globale è troppo grande perché sopravviva un gruppo di controllo. Anzi è proprio l´ossessione di mantenerlo che impedisce alle società di raccogliere i capitali necessari a fare acquisizioni e crescere. La crescita è la migliore difesa: ma diventa impossibile se i benefici per chi esercita il controllo sono talmente elevati che nessuno, pubblico o privato, è disposto a rinunciarvi.

Vorremmo liberalizzare i servizi; ma senza pregiudicare il controllo nazionale, e promuovendo i campioni. Così, non riduciamo le tariffe, per non indebolire i bilanci delle società che aspirano a diventare campioni. Non scorporiamo la rete elettrica e del gas per facilitare la concorrenza, perchè non c´è l´azionista adatto a comperarsele. Imponiamo all´Enel di dismettere attività e pagare fiumi di dividendi, per poi chiederle di utilizzare le risorse per lanciarsi in costose scalate all´estero. Vogliamo rompere il monopolio dell´Eni nel gas, ma rimpiangiamo i tempi in cui, da monopolista, provvedeva a tutti gli investimenti necessari.

Abbiamo riformato le norme per avere un mercato dei capitali efficiente come quello inglese. Ma in nome della difesa del controllo, proliferano patti di sindacato e artifici vari che quotidianamente calpestano i diritti degli azionisti che volevamo tutelare.

Vorremmo affrontare i francesi con le loro stesse armi ma, privi di una cultura dello stato forte, ci muoviamo da dilettanti allo sbaraglio. Così, il blocco dei diritti di voto di Edf in Edison ha sortito come unico effetto un accordo con Enel, neppure certo, dal valore economico limitato. E il management di Enel annuncia al mondo l´intenzione di scalare Suez, con l´unico risultato di far lievitare i prezzi e dar tempo al Governo francese di organizzare una fusione difensiva. Le Opa ostili non si annunciano: si lanciano.

Vorremmo banche grandi ed efficienti; ma abbiamo banchieri educati alla trattativa e alla ricerca del consenso, che insistono nel tentare fusioni amichevoli (al triplo dei prezzi di qualche anno fa), che sono improbabili (quanto ci sono poltrone da tagliare) quanto inefficienti. (Giova ricordare che il maggior gruppo italiano, Unicredit, è nato dall´unica Opa ostile bancaria, sul Romagnolo).

Pare di essere sul Titanic: il comandante fa il galante con le signore mentre la nebbia avvolge la nave. Fra poco un iceberg sventrerà la fiancata. Eleganti signori si attarderanno a bere l´ultima coppa di champagne, rassegnati al disastro; altri saranno disposti a calpestare donne e bambini nel tentativo di accaparrarsi un posto sull´ultima scialuppa. In terza classe faranno la fine del topo. Mentre l´orchestra continuerà a suonare la solita musica. Nel poco tempo che resta, potremmo almeno provare a cambiare rotta. Scusi, comandante, da che parte per l´Inghilterra?

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