BAGHDAD,
LA STALINGRADO
DI SADDAM HUSSEIN

22 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Esperto in repressione interna ma totalmente incompetente in strategia militare, Saddam Hussein pensa di essere in grado di combattere e di vincere.

La sua strategia sembra essere quella di difendere Baghdad come se fosse un’altra Stalingrado, strada per strada, casa per casa. Una strategia di guerra che deliberatamente inizia nel modo in cui la maggioranza delle guerre termina, con una difesa strada per strada della capitale, rappresenta certamente qualcosa di originale.

È anche realistica nel fatto che non tenta neppure di difendere le frontiere irachene contro la potenza aerea americana. Ma è pura fantasia pensare che la popolazione di Baghdad si metta a difendere il regime di Saddam.

Il massimo che ci si può aspettare dagli iracheni è un’astiosa passività. I combattimenti per le strade cittadine non saranno compito di coloro che rappresentano il bersaglio del bombardamento aereo, ovvero le truppe scelte di Saddam.

Se queste ultime entreranno in azione dopo i pesanti bombardamenti dipenderà dal successo della campagna aerea. È improbabile che le forze scelte di Saddam possano essere catturate in caserme chiaramente identificabili. Possono essere catturate, tuttavia, in accampamenti, che sono continuamente mobili.

Naturalmente le truppe possono essere rese invulnerabili ai bombardamenti se le si fa acquartierare tra la popolazione civile, ma i carri armati e l’artiglieria non possono certo essere nascosti negli appartamenti.

Il sistema di sicurezza di Saddam per quanto riguarda Baghdad comprende la Speciale Guardia Repubblicana, i cui 16 mila uomini rappresentano le truppe più ligie alla disciplina e meglio equipaggiate.

Non è invece chiaro quanti combattenti cittadini Saddam possa ottenere dalle sue cinque forze di sicurezza, i cui 25 mila-30 mila uomini sono distribuiti su tutto il territorio iracheno. Se Saddam bada alla quantità, può ricavare molti uomini dal «Fedayeen Saddam» che comprende 15 mila uomini reclutati dalle tribù più affidabili.

Se vorrà aumentarne ancora il numero c’è poi l’Esercito Popolare Jaysh al-Sha’bi, una milizia di partito che conta 150 mila uomini e donne nella sola Baghdad. Ma il combattimento per le strade cittadine richiede maggiore addestramento, coesione e leadership del combattimento in campo aperto.

Anche nell’«eroica» Stalingrado, la milizia dei lavoratori crollò all’inizio della battaglia. La polizia segreta di Saddam conta molti impiegati, funzionari e torturatori, ma non molti soldati addestrati.

In quanto al Fedayeen Saddam, non si tratta che di canaglie con scarsa conoscenza della topografia di Baghdad. Gli uomini che compongono la Speciale Guardia Repubblicana si ritiene che possano rimanere fedeli perché vengono reclutati in gran parte dalla stessa tribù di Saddam, al-Bu Nasir, intorno alla città di Tukrit.

Ma essi rappresentano anche una vera guardia pretoriana, come i loro predecessori romani. Dispongono di uniformi di migliore qualità e sono pagati meglio dei soldati semplici e possono contare su ufficiali troppo vicini agli intrighi della politica di palazzo per non rimanere ciecamente fedeli a Saddam.

Una gran parte di loro è stata mandata a morte negli anni scorsi per aver complottato contro Saddam. Non tutti erano innocenti. Da poco, Saddam ha trasferito la Guardia Repubblicana «non speciale» a Baghdad.

Le sue dieci divisioni, che contano almeno 100 mila uomini, sono meglio equipaggiate e armate dell’esercito regolare, il quale si presenta ora in condizioni di maggiore debolezza rispetto alla prima Guerra del Golfo del 1991.

Nonostante il loro status elitario, la Guardia Repubblicana mancava allora della capacità di mantenere il terreno o di procurare perdite al nemico. Naturalmente le forze americane disponevano di un migliore equipaggiamento, ma forze ben addestrate possono talvolta compensare gli svantaggi tecnici.

Circa metà delle divisioni della Guardia Repubblicana è rappresentata da forze leggere con un maggior numero di fanti per i combattimenti cittadini, ma la parte rimanente non è dotata di mezzi corazzati e così deve dipendere dai carri armati e dai veicoli da combattimento che possono essere facile bersaglio delle armi di precisione.

Dopo le lunghe sofferenze subite, la popolazione di Baghdad con una maggioranza di sciiti estraniati e un milione di curdi delusi, è improbabile che si mantenga immobile di fronte all’imminente arrivo della truppe anglo-americane.

Una sollevazione che consegni alle forze alleate la città senza neppure combattere, è tuttavia più di quanto è lecito attendersi, dal momento che essi temono che Saddam possa sopravvivere e punirli. Ma sistematiche cacce all’uomo alla ricerca di torturatori e informatori potrebbe creare un clima ostile tale da scoraggiare i fedelissimi di Saddam.

Con tutto questo, defenestrare Saddam non sarà facile. La principale offensiva dal Kuwait deve compiere un’avanzata di 550 chilometri prima di raggiungere Baghdad. È per questo motivo che le forze leggere che fanno capo alla centunesima divisione aviotrasportata e alla sedicesima brigata aerea d’assalto britannica voleranno direttamente verso la zona di Baghdad, collegandosi alle colonne armate in viaggio dal Kuwait.

E neppure sarà più facile l’offensiva contro la seconda città irachena, Bassora. La sua implicita missione è quella che mira a scoraggiare l’Iran dall’avventurarsi al di là della frontiera sul fiume Shatt, un territorio contestato e teatro di intensi combattimenti durante la guerra tra Iran e Iraq.

Con la quantità di soldati di cui dispongono le forze di terra anglo-americane e con molti ostacoli sul terreno da superare, questa doppia offensiva sarebbe altamente rischiosa se non potesse contare sulla forza aerea. I cacciabombardieri e gli elicotteri d’attacco saranno impiegati al fine di intercettare qualsiasi tipo di contrattacco che possa verificarsi lungo i fianchi delle colonne avanzanti e di spezzare i posti di blocco.

Ci vorrà tutto questo e molto di più per raggiungere velocemente Baghdad. Ma prima che ciò avvenga, l’iniziale bombardamento «strategico» avrà dimensioni senza precedenti, ma non perché ci saranno più aerei rispetto alla prima Guerra del Golfo. Al contrario, ce ne saranno meno della metà, non più di 700 in totale.

Ma nel 1991 meno di 150 aerei furono impiegati per lanciare le armi di precisione responsabili per il 90 per cento dei bombardamenti utili. Oggi tutti gli aerei da combattimento americani e britannici usano armi di precisione. Il numero di singoli bersagli che possono essere attaccati nelle prime 48 ore dovrebbe essere superiore di cinque volte rispetto al 1991.

Anche l’impatto iniziale, in confronto a quello creato allora, sarà almeno doppio, con il lancio di 900 missili da crociera, ben tre volte il numero di missili usati dodici anni fa.

*Uno dei maggiori strateghi militari americani, Senior Fellow del Centro per gli Studi strategici e internazionali di Washington.

Copyright Project Syndicate & Corriere del Ticino, marzo 2003.

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