Azioni, i “campanelli d’allarme” secondo i gestori

9 Maggio 2018, di Alberto Battaglia

Quand’è il momento di vendere un’azione? La scelta può dipendere da diversi fattori, per orientarsi fra alcuni di essi FundCalibre  ha interrogato alcuni gestori di fondi sui “campanelli d’allarme” che più spesso vengono tenuti in conservazione. Ecco le risposte:
“Un campanello d’allarme può essere se la società compie molte acquisizioni”, ha detto Nick Kirrage, gestore dello Schroder Recovery, “è importante capire se la compagnia sta integrando tali acquisizioni nel suo modello di business o se la struttura è confusionaria al di sotto della superficie”.

 

“Nella nostra visione, la più importante ragione per vendere un’azione è quando un modello di business sta fallendo e si va ‘recovery disaster mode’”, risponde invece Alexander Darwall (Jupiter European Opportunities Trust), “è tutto una questione di comprendere la differenza fra debolezze strutturali e momentanee”.

 

Per R. Hutchins Vernon (Brown Advisers Us Flexible Equity) è opportuno monitorare come cambiano fattori tecnici come l’indebitamento o la posizione all’interno del mercato di riferimento: potrebbe darsi il caso in cui una compagnia acquistata in una posizione dominante perda poi tale status.

 

“La generazione del flusso di cassa è ciò che conta veramente per gli investitori”, commenta infine Alex Wright (Fidelity Special Values), per esempio abbiamo deciso di vendere Leonardo-Finmeccanica in seguito a un profit warning e a un successivo incontro con il manager. Capimmo che la generazione di cash era povera e che il team aveva una spiegazione carente per giustificarla”.