Azionario Usa: per una vera spinta ci vuole altro

26 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’azionario USA ieri ha raggiunto il massimo da 6 mesi a questa parte dopo il sorprendente dato sull’immobiliare americano: il Dow Jones (US30) è salito dello 0,3% (il massimo da Aprile), mentre l’S&P500 (SPX500) è salito dello 0,2% con il Nasdaq su dello 0,5%. Tutti gli indici sono saliti di circa 1% nelle prime ore di contrattazione dopo che il dato sulle vendite di case esistenti ha ridato fiducia al mercato.

In effetti una salita del 10% (4,53 Mln vs. 4,30 Mln atteso) non è da ignorare, visto che è anche il secondo incremento mensile di fila. Tuttavia non facciamoci prendere da un’euforia smisurata: le vendite di case esistenti sono ancora in rosso del 19% rispetto all’anno scorso ed il settore immobiliare USA sta soffrendo la peggior recessione dal 1930 ad oggi. Il dato di ieri indica che qualche tentativo di normalizzazione è in atto.

Ma ci vuole altro per spingere il Dow ai massimi dell’anno: in effetti gli utili aziendali usciti di recente hanno sorpreso in positivo e la settimana prossima i Repubblicani dovrebbero prendere la maggioranza nelle Mid Terms (ovviamente i Repubblicani sono visti come “bullish” per il mercato e per l’economia). Dunque con l’azionario che sale, il Dollaro inesorabilmente scende e contro lo Yen ieri ha raggiunto un nuovo minimo a 80,40 anche sulle battaglie politiche che circondano la cosiddetta “guerra valutaria” in cui il prossimo colpo di scena sarà la mossa della Fed il 3 novembre.

La prassi del Q.E. è generalmente deleteria per il dollaro perché la Fed essenzialmente emetterebbe massa monetaria per pagare le obbligazioni a lungo termine che acquisterebbe. Chiaramente un ulteriore abbassamento dei rendimenti in seguito a tali misure allontanerebbe gli investimenti esteri dagli USA; dunque i benefici del dollaro debole nel breve termine (esportazioni in primis) verrebbero surclassate dagli svantaggi nel medio termine.

Nel frattempo, come abbiamo visto, chi cerca sicurezza si sta tuffando in Oro, che gravita attorno a $1340/oncia. Anche Bernanke ieri, riguardo alle problematiche di insolvenza sui mutui e sui prestiti, è rimasto particolarmente freddo e realista: si deve analizzare e quantificare le problematiche interne non solo ad AIG ma a tutte le istituzioni finanziarie di primo livello e che questa analisi dovrebbe avere termine entro la fine di novembre.

Passando agli appuntamenti importanti per la giornata di trading odierna, occhio al PIL UK in uscita alle 10.30, alla fiducia dei consumatori USA alle 16.00 e il Richmond Fed (un indice manifatturiero) sempre in uscita alle 16.00.

Ricordiamoci: il nostro scopo non è quello di prevedere il mercato o di basare i nostri trade su quello che pensiamo noi. Il nostro lavoro è quello di individuare il sentimento di mercato e di sfruttarlo al meglio. Quindi facciamo trading su quello che vediamo, e non su quello che pensiamo di sapere.

Incominciamo, come sempre, la sezione di analisi tecnica parlando dell’eurodollaro. Dopo una veloce correzione di 170 punti, completata nella notte, abbiamo avuto la conferma del livello di supporto a cui guardare con maggiore attenzione: intorno ad 1.39 si concentrano infatti i più recenti minimi a cui il cambio ha rimbalzato con forza. Al di sopra di 1.3995, area di congestione della seconda parte della giornata di ieri, crediamo di poter ritrovare un buono spunto rialzista.

Nonostante la parziale ripresa del dollaro nei confronti dell’euro, non abbiamo visto il medesimo movimento sul cambio UsdJpy. I prezzi si muovono infatti ancora pericolosamente vicino al minimo di ieri, 80.40, con il rischio di un accelerazione ribassista da un momento all’altro.

Se osserviamo più nel breve ci rendiamo conto che la chiave per allontanare questo rischio, nelle prossime ore, potrebbe essere una rottura rialzista delle resistenza statica a 80.90 e di quella dinamica, che seguiamo da qualche giorno, a 81.20.

Si è distaccato lievemente ieri il cambio EurJpy dalle sorti dell’eurodollaro. Abbiamo avuto infatti un calo inferiore che ha si portato ad oltrepassare il livello di supporto, senza però allontanare troppo i prezzi. Per le prossime ore la ripresa è subordinata alla tenuta di 112.40 (primo pivot point di supporto coincidente con trendline lievemente negativa). A 113.60 transita il livello più importante nell’immediato.

Anche il cable ha mostrato un calo da ieri mattina, avvicinandosi ad una cinquantina di punti dal doppio minimo di riferimento che stiamo guardando come supporto fondamentale (1.5650). Affidiamoci ad un altro livello statico, 1.5775, per attenderci una ripresa della pressione rialzista ed una fuoriuscita da quel range che mantiene da due giorni esatti.

Alla fine ieri la sterlina non ha retto la pressione dello yen, riportandoci indietro nel tempo a livelli di gennaio 2009. 127.30 e 126.70 sono saltati permettendo al cambio di registrare un minimo a 126.50. Se andiamo ad analizzare un timeframe inferiore al giornaliero possiamo ottenere qualcosa di interessante.

Non è difficile infatti notare come il livello di minimo sia stato toccato precisamente per due volte a distanza di ore. Possiamo attenderci una buona reazione in salita del cambio se quello che ora è una resistenza, 127.30, sarà oltrepassato a rialzo nelle prossime ore.

Passiamo ad osservare il franco svizzero. Il cambio UsdChf dopo aver rotto venerdì la tendenza ribassista di lungo periodo ha preoccupato molti investitori per il movimento contrario di ieri. Il fattore interessante però da notare è che si i prezzi sono calati di una figura abbondante, ma non hanno comunque oltrepassato la trendline che continuiamo a considerare come l’ago della bilancia.

Anzi, le prossime giornate potranno confermare, o meno, se si sia trattato di un perfetto pullback prima di una ripartenza. Noi continuiamo a ricercare conferme di rialzo, che ancora una volta potrebbero arrivare dalla rottura del livello di congestione prossimo a 0.99.

Anche il cambio EurChf ha registrato ieri un deciso arretramento rispetto al movimento rialzista di rottura di venerdì. In questo caso però il livello chiave di 1.35 è stato mantenuto a distanza facendo sperare maggiormente per una ripresa. Siamo fiduciosi che questa possa avvenire con la rottura del livello di resistenza di 1.3660 (altro non è che il 38.2% di ritracciamento di tutto il movimento di discesa da 1.51 sino a 1.2770).

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