AZIONARIO USA: INDICI CONTRASTATI AL GIRO DI BOA

5 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Seduta sottotono per le borse americane, sull’onda dei numeri nettamente peggiori delle attese sulla disoccupazione di agosto.

Dopo un avvio in ribasso, il Nasdaq e’ pero’ riuscito a riportarsi in territorio positivo, e appare intenzionato a chiudere col segno piu’ l’ottava seduta consecutiva.

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Alle 18:00 italiane (le 12:00 ora di New York) al New York Stock Exchange erano stati scambiati 575 milioni di pezzi, mentre al Nasdaq ne erano passati di mano 824 milioni. Al Nyse i titoli in rialzo erano 1.530, contro 1.459 in ribasso, mentre al Nasdaq il rapporto era di 1.584 a 1.336. I nuovi massimi al Nyse erano 165, contro 4 nuovi minimi, mentre al Nasdaq il rapporto era di 228 a 8. L’indice della volatilita’ VIX segnava un calo dell’1,61%, a 19,57 punti. Al mercato obbligazionario, il rendimento sulla scadenza a 10 anni, benchmark della categoria, si attestava al 4,42%, mentre quello sulla scadenza a 2 anni era all’1,78%.

A livello settoriale, acquisti su semiconduttori (SOX), networking (NWX), farmaceutici (DRG), biotech (BTK), wireless (YLS) e compagnie aeree (XAL). Giu’ invece software (GSO), retail (DJ_RTS), utility (UTY) e petroliferi (OIX).

Nonostante il tasso di disoccupazione sia sceso al 6,1% dal 6,2% di luglio, nel settore non agricolo sono stati persi ben 93.000 posti di lavoro, contro l’aumento di 18.000 posti stimato dal mercato. Si tratta del settimo calo consecutivo e della flessione piu’ consistente dal mese di marzo. Il 6,1% rappresenta un miglioramento, ma si tratta pur sempre dei livelli piu’ alti degli ultimi nove anni. Tra l’altro, il tasso e’ diminuito anche perche’ molta gente, frustrata dalle pessime condizioni del mercato, ha smesso di cercare lavoro.

Immediata la reazione del mercato obbligazionario, con il rendimento sul bond a 10 anni che e’ sceso subito al 4,42% contro il 4,50% della rilevazione immediatamente precedente alla diffusione del dato. Al valutario, l’euro e’ schizzato subito a $1,10, per poi continuare a salire.

I numeri odierni sono l’ennesima conferma che il mercato del lavoro e’ la palla al piede dell’economia a stelle e strisce. L’azienda America rimane la piu’ efficiente al mondo, ma la mancata creazione di posti di lavoro mette in dubbio la solidita’ della ripresa.

“Il terzo trimestre si conferma un altro periodo di forte crescita generata da un aumento della produttivita’ piuttosto che da nuove assunzioni – osserva Avery Shenfeld, economista di CIBC World Markets, intervistato dal sito CbsMarketWatch.com – una cattiva notizia per dollaro ed equity”.

“L’economia si sta riprendendo, ma le aziende rimangono caute: il miracolo della produttivita’ ha certamente un lato oscuro”, aggiunge Cary Leahey, senior economist di Deutsche Bank, secondo cui lo scenario sconfortante delineato dai dati odierni potrebbe incidere sulle previsioni di crescita del quarto trimestre. Leahey fa notare che nonostante si sia registrata una ripresa del lavoro interinale, questa non e’ stata accompagnata da un aumento delle ore lavorate, elemento che generalmente precede la ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato.

Secondo Bill Dudley, chief economist di Goldman Sachs, l’economia USA ha bisogno di creare 150.000 posti di lavoro al mese per assorbire la crescita della popolazione.

Sul fronte societario, il mercato ha accolto con favore l’aggiornamento infratrimestrale del colosso dei chip Intel (INTC – Nasdaq), che ieri, dopo la chiusura dei mercati, ha annunciato che il fatturato del terzo trimestre si attestera’ nella parte alta delle precedenti stime, tra $7,6 e $7,8 miliardi, pari ad una crescita di circa il 17%. Ma secondo alcuni analisti, le buone notizie potrebbero essere gia’ scontate dal titolo.

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