Azionario: triplice segnale di alert che di solito precede crisi

16 Novembre 2017, di Daniele Chicca

I mercati azionari, che oggi tentano di rimbalzare dopo aver accusato una certa debolezza in settimana, stanno mandando un segnale d’allarme che di solito in passato ha preceduto i periodi di crisi. Una serie di tre indicatori tecnici sta mandando un grosso segnale di Sell: l’inversione del trend, la perturbazione e la dispersione dell’azionario suggerisce che per le Borse la situazione potrebbe presto peggiorare, facendo sembrare in confronto insignificanti i cali visti di recente.

Il gestore John Hussman, presidente dell’Hussman Investment Trust, osserva che l’ultima volta che la serie di tre indicatori tecnici da lui citati ha mandato un campanello d’allarme in simultanea è stata nei momenti immediatamente precedenti allo scoppio della grande crisi finanziaria, dieci anni fa. Il professore di economia è particolarmente preoccupato dalla crescente dispersione dei ritorni da investimento nei mercati azionari.

La dispersione interna, che rispecchia quanto ampiamente sono distribuiti i rendimenti di chi investe in Borsa, è una misura importante per conoscere le tendenze e le forze che muovono i principali indici di mercato. Allo stesso tempo si sta registrando un deterioramento del trend di fondo: almeno il 40% dei titoli quotati in Usa scambia sotto la media a 200 giorni.

Ragionando in ambito di analisi tecnica, i grafici dell’azionario hanno da poco disegnato due tipi di figura ribassista: il “presagio di Hindenburg” e la “sindrome di Titanic”. Il presagio di Hindeburg, che prende il nome dalla catastrofe di Hindenburg del 1937, quando un dirigible tedesco prese fuoco schiantandosi poi a terra, rappresenta il verificarsi in contemporanea di più elementi tecnici che misurano le condizioni sotto giacenti di mercato e che indicano un incremento della dispersione interna.

Nello specifico, il cattivo presagio si manifesta quando i titoli che registrano nuovi massimi in Borsa e quelli sui nuovi minimi sono del 2,8% più numerosi della somma dei cali e dei ribassi registrati nello stessa seduta. Martedì la percentuale è stata più alta del 3%. Significa che la probabilità che si produca un crac di Borsa è più elevata del normale e che le chance di un calo pesante dei prezzi sono alte.

La sindrome di Titanic è invece un fenomeno riguardante l’andamento di Borsa scoperto da Bill Omaha nel 1965. L’allarme in questo caso scatta quando, nell’arco di sette sedute, il numero dei minimi a 52 settimane raggiunti dai titoli quotati in Borsa diventa più alto di quelli dei massimi di tutti i tempi (nel caso del Dow Jones viene presa come riferimento una fase di rally di 400 punti). Ebbene, oggi come oggi il numero di società dell’indice S&P 500 che ha toccato i nuovi minimi di 52 settimane ha in effetti superato la quantità di titoli che ha invece aggiornato i record positivi: è “un’inversione della leadership“, come viene chiamata in gergo, un altro cattivo presagio secondo Hussman dovrebbe mettere in allerta i rialzisti.

Questi tre fattori tecnici (presagio di Hindeburg, sindrome di Titanic e deterioramento del trend di mercato) non si sono verificati in contemporanea dal 2007, l’anno in cui è scoppiata la crisi dei mutui subprime. È capitato lo stesso anche nel 1999, prima dell’esplosione della bolla dot com. Sotto il profilo tecnico, non si può dire che la parte finale del 2017 sia in buona compagnia.