Azionario, per risorgere dal purgatorio servono grosse sorprese

13 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Il mercato azionario ha mantenuto una tale calma anche in un contesto di grandi tensioni geopolitiche che un analista a Wall Street ha paragonato l’attuale situazione a quella di una terra spirituale dove si va dopo la morte: l’S&P 500 è bloccato in purgatorio e non si è mosso da ormai un mese e mezzo.

“Finché le nubi sulla crescita nominale non si schiariscono, e finché non viene risolto il gap tra l’S&P 500 e i Treasuries”, l’azionario americano è destinato a continuare a scambiare in un trading range ristretto, secondo quanto riferito da Adam Crisafulli, strategist di JP Morgan Chase, in una nota inviata ai clienti.

Dopo aver toccato un livello record assoluto a marzo, l’indice allargato dell’azionario Usa è rimasto congelato in una fase di stallo, scambiano in una forchetta di prezzo decisamente ristretta da ormai diverse settimane, come si può vedere bene nel grafico qui sotto riportato.

Jeffrey Saut, chief investment strategist di Raymond James, osserva come “nonostante i diversi attentati terroristi nel mondo, i missili Usa contro la Siria e una flotta navale militare americana che si dirige nella penisola coreana, il mercato azionario non si muove”.

Per ora gli analisti contano su due possibili catalizzatori: la stagione delle trimestrali che prende il via oggi e le novità in materia di politica economica. Stando alle stime di mercato gli utili fiscali dovrebbero crescere con percentuale a doppia cifra e questo potrebbe scuotere i mercati e risvegliarli dal loro stato catatonico.

Vista la riluttanza dell’azionario a smuoversi dal suo trading range, ci potrebbe volere qualcosa di più di una serie di risultati societari stellari. Perché si possa assistere a una risurrezione dei mercati, ci vorrà ben altro – secondo gli analisti – e un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo riguarda l’andamento dell’economia reale.

Azionario: prossimi dati macro saranno decisivi

“Il potenziale al rialzo nelle ultime due settimane era legato all’ottimismo dell’asse politica Trump-Ryan”, spiega Crisafulli, ma le speranze sono ormai ridotte al lumicino ora dopo il flop della riforma dell’Obamacare. Questo significa che i dati economici assumono ora un’importanza ancora maggiore.

L’ottimismo sull’asse Trump Ryan a cui fa riferimento l’analista Crisafulli è alimentato dalla convinzione dei mercati che il controllo di Congresso (Paul Ryan è lo speaker della Camera) e Casa Bianca avrebbe garantito ai Repubblicani la possibilità di mettere rapidamente a punto le misure pro crescita promesse dall’amministrazione Trump.

L’indice di Goldman Sachs che misura quanto i dati macro hanno battuto le aspettative (“U.S. MAP surprise”) è ai massimi dal 2013, un segnale che la performance economica degli Stati Uniti sta facendo meglio delle previsioni. Ma il report occupazionale governativo deludente di marzo e altri numeri macro sotto le attese hanno alimentato i dubbi sulla forza della ripresa economica.

Per sapere se la crescita sta veramente rallentando il passo bisognerà aspettare le prossime pubblicazioni macro, tra cui gli attesi dati sul Pil del primo trimestre.