AZIONARIO: PANIC-SELLING
O SUPER-RIMBALZO? MEGLIO IL SECONDO

10 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Maurizio Milano e’ il responsabile dell’ufficio di Analisi Tecnica del Gruppo Banca Sella. Il documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori e clientela professionale ai sensi dell’allegato n.3 al reg. n.16190 della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI)- Negli ultimi 3 mesi i principali indici azionari mondiali si sono mossi all’interno di trading range di ampiezza, a seconda del mercato, pari a circa il 15-20%. Dopo gli affondi ribassisti del mese di ottobre-novembre 2008, il comparto azionario non è ancor riuscito a mettere a segno un movimento di rimbalzo credibile. La fase di impasse in atto si presta a due interpretazioni opposte: è una pausa di distribuzione prima di un panic-selling generalizzato (che avrebbe obiettivi di discesa e tempi di recupero di impossibile previsione); oppure gli indici stanno cercando di ricostituire una base, in una riaccumulazione che potrebbe quindi sfociare in un forte rally nei prossimi mesi. Non ci sono ancora elementi grafici sufficienti per prevedere quale delle due ipotesi si verificherà. Dovendo scegliere, pare che l’ipotesi di rimbalzo sia quella più probabile.

È possibile che il mercato azionario metta a segno un rimbalzo anche ambizioso, del 30%, e che ritorni sui livelli di fine settembre 2008, precedenti al crash. Spingersi più in là con le previsioni al momento è impossibile. In prima battuta, comunque, se tale rimbalzo si verificherà, potrebbe essere un’ottima occasione di alleggerimento delle posizioni in ottica tattica, perché recuperi più ampi e sostenibili al momento paiono poco probabili. Se partirà un rally nelle prossime sedute, è probabile che sarà accompagnato da prese di beneficio sul comparto obbligazionario. Sul decennale, sia in Europa che negli Usa, poteremmo assistere ad un calo dei corsi obbligazionari di un 3-4% dai livelli correnti, e tale flusso in uscita potrebbe alimentare il rimbalzo azionario.

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A livello valutario, il dollaro dovrebbe rimanere in una situazione di debolezza. Contro euro un segnale di rafforzamento per il biglietto verde, per le settimane a venire, si avrebbe solo su discese di euro/dollaro al di sotto di 1,2700 e quindi sotto il forte supporto a 1,2330 (al momento siamo a ridosso di 1,3000).

Sul fronte petrolio/commodities, è probabile che la fase di stabilizzazione in essere da fine dicembre – che interrompe una forte discesa iniziata dai picchi di metà luglio 2008 – prosegua anche per le prossime settimane. Sono possibili apprezzamenti sia del petrolio che delle altre materie prime, ed un rimbalzo dell’azionario ne farebbe aumentare la probabilità.

Il semaforo verde alla partenza dell’azionario verrebbe dal superamento dei massimi toccati a ridosso del 6 gennaio (SP500 sopra 935/45; Nasdaq Composite sopra 1650; Dow Jones Industrial sopra 9000/100; Eurostoxx50 sopra 2625; SPMib sopra 21000), oltre che da un calo della volatilità implicita. Una discesa del Vix al di sotto di 41 (e quindi un assestamento sotto 35-37) fornirebbe un buon segnale, che sarebbe confermato da una stabilizzazione del Vix al di sotto del Vxn. Ciò segnalerebbe il venir meno delle tensioni sul comparto finanziario. L’aspetto cruciale rimane infatti il ristabilimento del circuito del credito: un ritorno a regime dell’attività del settore bancario, ed un recupero delle corrispondenti quotazioni in borsa – ad oggi il settore bancario Usa è sotto di circa l’80% dai massimi della primavera 2007 –, sarebbe il segnale più importante per ipotizzare che il rimbalzo è alle porte.

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