AZIONARIO: IL TORO AVRÀ GLI OCCHI A MANDORLA

10 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

*È capo economista internazionale della Cumberland Advisors. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il 2007 è stato il quinto anno consecutivo di crescita a due cifre per i mercati azionari emergenti, con uno stacco netto rispetto agli Stati Uniti e al Vecchio Continente. Basti pensare che l’indice Msci Emerging Markets è salito del 36% nei 12 mesi appena trascorsi. Resta da chiedersi cosa accadrà nel 2008. Noi indulgiamo all’ottimismo, sebbene la volatilità sia in aumento e la scelta delle singole piazze diventi il fattore determinante per il risultato del portafoglio. La ragione è che i mercati emergenti stanno maturando. E basta vedere il modo in cui hanno superato il credit crunch per averne la prova. Qualcuno potrebbe essere allarmato dai forti guadagni degli ultimi anni, ma la correzione in atto ha fatto sbollire gli eccessi più appariscenti.

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DRAGO IN CORSA. Gli investitori locali hanno spinto sull’ottovolante le piazze di Shanghai e Shenzhen, i cui listini hanno raggiunto vertici speculativi nella prima metà del 2007 (Shanghai +85%), per poi rettificare il progresso di circa il 20% nei mesi successivi. Noi abbiamo alleggerito l’esposizione, ma senza portare il peso sotto il benchmark, perché la prospettiva di medio termine rimane allettante. Il ritmo di sviluppo dell’economia è ottimo e dovrebbe superare il 10% nel 2008. Una parte dei risparmi nazionali, ingenti e in continua crescita, troveranno posto nel mercato azionario. Detto ciò, riconosco che il 2008 si accompagna a rischi.

Lo yuan è destinato ad apprezzarsi giacché le autorità stanno provando ad arginare le intense spinte inflazionistiche che sono emerse nel 2007. Ciò minaccia di limitare i profitti degli esportatori. Inoltre, il nuovo presidente americano potrebbe assecondare le spinte protezionistiche che serpeggiano negli Usa, causando un certo danno agli affari. Viceversa, è probabile che Pechino allenti le barriere regolamentari, consentendo un graduale allineamento delle azioni cinesi quotate nella madrepatria con gli analoghi titoli scambiati a Hong Kong e a Wall Street. È il caso di ricordare che tuttora le azioni di una stessa società quotata a Hong Kong o a Wall Street portano in dote uno sconto medio del 60% rispetto agli indici di Shanghai o Shenzhen. Per questo preferiamo cavalcare il Dragone attraverso Wall Street e Hong Kong. Riteniamo interessante anche Singapore, beneficiario dell’attuale boom asiatico.

Per esempio, la città-Stato offre il secondo porto intermodale del pianeta. Singapore tende poi a battere le altre Borse emergenti quando la volatilità fa un balzo in avanti, in quanto i capitali spesso vi affluiscono alla ricerca di un approdo meno tempestoso. La Malesia offre caratteristiche opposte a quelle di Singapore: il maggior fattore di espansione è infatti l’abbondanza di materie prime. A ciò si aggiunge la stabilità del governo e una politica monetaria di stimolo. Nel 2008 il mercato è salito di circa il 40% (in dollari). Ciononostante, le valutazioni non risultano eccessive. La Corea ha un nuovo presidente, sensibile al mondo degli affari. Per contro, la domanda domestica si sta indebolendo, i tassi d’interesse sono in aumento e le banche incontrano una certa difficoltà nei loro canali di finanziamento.

Queste nubi rabbuiano l’orizzonte nella prima parte dell’anno. Riteniamo che l’indice sia con buona probabilità destinato a sottoperformare. Siamo invece sovrappesati su Taiwan, che ha sperimentato un annata piuttosto incolore nel 2007, con un guadagno di appena il 4 per cento. La nostra tesi rialzista poggia su tre cardini: in primis i multipli appaiono allettanti; inoltre, il listino è ricco di società tecnologiche che piacciono; infine scommettiamo sulla pacificazione e sull’integrazione strutturale di Taiwan con la Cina.

CONTROLLO DEL RISCHIO. Mentre scrivo queste considerazioni, il Pakistan è percorso da spinte distruttive, in seguito all’assassinio di Benazir Bhutto. In verità, i mercati hanno digerito la notizia in modo abbastanza composto, ma questo ci ricorda come investire nei mercati emergenti si accompagni sempre a un elevato tasso di rischio. Sicché i concetti di diversificazione e di limitazione dell’esposizione rivestono un ruolo cruciale: per non finire gambe all’aria.

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