Azionario Europa: le società che non soffrono l’euro forte

1 Settembre 2017, di Alessandro Piu

Più che le temute elezioni, sull’azionario europeo nel 2017 hanno pesato la forza dell’euro e l’attesa per il tapering della Bce. Tanto da far dimezzare all’Euro Stoxx 50 i guadagni messi a segno nei primi quattro mesi dell’anno

Il 2017 si era aperto, per l’azionario Europa, sotto il segno dell’incertezza politica. Che tuttavia non era riuscita a condizionare in negativo l’azionario del Vecchio continente nella prima parte dell’anno, con l’Euro Stoxx 50 in guadagno, tra gennaio e aprile, di oltre 11 punti percentuali. Al contrario è da metà anno che, pur essendosi in gran parte risolto il puzzle elettorale con la vittoria di Macron in Francia, l’indice delle blue chip europee ha mostrato le maggiori incertezze, dimezzando la sua performance da inizio anno.

Su questa incertezza pesano, più che le elezioni politiche in Germania il 24 settembre, dove l’elezione di Angela Merkel al quarto mandato è quasi scontata, l’attesa della svolta del tepering della Bce (la riduzione degli acquisti di asset) ma anche la rivalutazione dell’euro (contro il dollaro ha superato quota 1,20).

Per Tahwid Ali e Andrew Birse, due gestori value rispettivamente a livello globale ed europeo di Alliance Bernstain “le prospettive per l’azionario Europa sembrano delle più rosee, ma nella benevolenza di dati e sentiment, meglio non abbandonare la cautela. La storia mostra come la performance dei mercati azionari sia scarsamente correlata all’economia locale, senza contare la presenza di qualche vento contrario alla crescita degli utili per le società europee, come il rafforzamento dell’euro per gli esportatori e i dati recenti secondo cui il potere di determinazione dei prezzi sarebbe in calo”.

In questa situazione è meglio evitare di acquistare senza selezione ma cercare quelle aziende preparate ad affrontare lo scenario futuro e che siano, magari, sottovalutate dal mercato. Nel report redatto a quattro mani, Ali e Birse individuano tre tipologie di aziende da favorire.

“In primis le aziende impegnate a migliorare i propri margini, incrementando il guadagno per gli azionisti. Prendiamo un caso concreto: il produttore di componentistica per automobili francese Faurecia che ha effettuato una riduzione strutturale dei costi in Nord America e in Europa, liquidando tutte quelle poco efficienti. In secondo luogo le aziende che operano in settori di produzione specialistica e con una forte tradizione ingegneristica, le quali hanno le risorse e il know-how necessari a mantenere una redditività in crescita, pur restando sottovalutate dagli investitori. Grifols, una società spagnola, è uno dei principali produttori mondiali di farmaci emoderivati. A nostro avviso, il livello operativo e il know-how della società costituiscono un vantaggio competitivo sottostimato, ma sostenibile. Infine, da identificare sono i settori con dinamiche positive in atto. Acquistare titoli di società quando è in atto un miglioramento delle condizioni di un settore, ad esempio dopo che la concorrenza sui prezzi da parte dei nuovi operatori si è placata, o dopo una riduzione della capacità produttiva. L’esempio in questo caso è la società tedesca Siltronic che ha beneficiato del buon andamento della domanda e dell’offerta nel settore dei wafer in silicio (usati per la produzione di semiconduttori). Dopo anni di eccesso di offerta in questo settore, si assiste adesso a una domanda forte e crescente di lastre di silicio che sta determinando un innalzamento dei prezzi in quello che era ritenuto un settore standardizzato e mal strutturato”.