Azionario, è arrivata l’ora di “uscire”

15 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Per i rialzisti dell’azionario potrebbe essere giunta l’oro di uscire dal mercato. Così sostiene Bill Blain, strategist ed Head of Capital Markets e Alternative Assets presso Mint Partners, nella sua ultima newsletter per gli investitori. Secondo l’analista sui mercati è in atto una evidente “sconnessione tra i rischi che corre la performance di un’azienda e il prezzo dell’azionario”.

Il fenomeno non è circoscritto ai soli Stati Uniti, secondo l’analista, e i mercati sono diventanti terribilmente compiacenti. Qualsiasi scusa è buona per comprare. “Sta succedendo nell’azionario di tutto il mondo. I mercati di recente salivano perché la Cina vuole inondare di altro denaro il sistema, la settimana scorsa perché i dati macro erano in miglioramento e prima ancora per via delle attese sulle misure di Trump“.

Insomma, i mercati finanziari sembrano riuscire a trovare sempre un motivo per comprare e il fatto che i rendimenti dei Bond siano così bassi non è una risposta sufficientemente esaustiva alle domande di chi si chiede come mai i prezzi di Borsa siano saliti su nuovi record. “I tassi sono così bassi per via delle distorsioni create artificialmente dal QE, che spingono in rialzo i prezzi dei Bond e mantengono sotto pressione i rendimenti”.

“Uscire dall’azionario, intascare soldi e metterli sotto il materasso”

“Se pensate che ci sia una buona ragione per comprare titoli dell’azionario oggi, allora significa che accettate anche il fatto che siano una cosa positiva che i rendimenti artificialmente bassi distorcano i valori di tutte el altre classi di asset”.

Se invece un investitore è convinto che l’azionario globale sia vicino ai massimi di tutti i tempi “non per via delle aspettative di crescita economica futura o di crescita degli utili generali, allora forse è giunto il momento di uscire gradualmente. Intascare i soldi, nasconderli sotto il materasso e aspettare che passi la prossima tempesta“.

Stando alla performance l’indice misurato da Morgan Stanley sulle condizioni economiche negli Stati Uniti, forse vale la pena seguire il consiglio di Blain. L’indicatore (vedi grafico in fondo) ha subito il calo più marcato dal 2008 e l’economista della banca Elga Bartsch ha avvertito che se la crescita economica Usa non riesce a riprendere slancio nel secondo trimestre (dopo che il Pil si è espanso di appena lo 0,7% i primi tre mesi dell’anno), i mercati potrebbero reagire molto male.

Il tutto mentre l’indice delle sorprese macro di Citigroup è crollato negli ultimi due mesi, senza che il paniere S&P 500 seguisse minimamente lo stesso andamento, anzi. Wall Street continua ad inanellare record incurante delle ultime sorprese economiche negative e delle difficoltà politiche incontrate dall’amministrazione Trump.