AZIONARIO: DOPO GLI ECCESSI UN RIMBALZO?

9 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Maurizio Milano e’ responsabile Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella.
Questo documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come
definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale
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(WSI) – Ancora una settimana di passione per le Borse, con qualche segnale di stabilizzazione sul finale d’ottava. Il mercato azionario Usa si è portato al di sotto dei minimi toccati durante l’affondo ribassista di ottobre-novembre 2008, con i ribassi trascinati ancora una volta dal settore finanziario ed automobilistico. Debole anche l’Asia, con l’indice Nikkei225 che rimane schiacciato a ridosso dei minimi dell’ottobre 2008 a ridosso di quota 7000, sui livelli del 1981-82. Ancora peggiore l’andamento in Europa: l’indice di riferimento delle blue chip dell’area euro, il DJEurostoxx50, ha rotto i minimi toccati il 12 marzo 2003 a 1848 e si è spinto verso 1765. L’indice italiano, l’SPMib ha amplificato le perdite, cedendo in una settimana addirittura il 15%. L’indice Mibtel è sceso verso 10350, non lontano dalla base a quota 10000 da cui erano iniziate le contrattazioni il 31 dicembre 1993; da inizio anno il ribasso è del 32%, ed addirittura del 70% rispetto ai massimi toccati nel maggio 2007.

Discese di questa ampiezza, in tempi così veloci, non possono che stupire anche gli analisti tecnici che pure, abituati a ragionare per trend piuttosto che per livelli assoluti alto-basso, hanno sempre diffidato dei cosiddetti fair price, dell’affidabilità previsiva dei price/earning e della trasparenza dei bilanci societari. Un economista americano ha detto che chi non si dichiara confuso in questi tempi vuol dire che non ha capito nulla della complessità della crisi in corso. E sappiamo che la confusione e l’incertezza, purtroppo, sono il terreno preferito dalla speculazione, che si accanisce a colpire il mercato anche al di là di quanto sembra ragionevole secondo il buon senso. Una reazione tecnica di rimbalzo sui livelli correnti sembra molto probabile, però sono necessari recuperi ampi e, soprattutto, una stabilizzazione dei prezzi prima di potere affermare che la fase acuta della crisi è davvero terminata.

Un segnale di ripresa si avrà quando l’indice bancario Usa (che nella seduta di venerdì 6 marzo ha toccato un nuovo minimo a 46,72, ovvero quasi l’89% in meno rispetto ai picchi a 414,75 del febbraio 2007) darà dei segnali concreti di rimbalzo e stabilizzazione. Quotazioni così basse del comparto appaiono davvero eccessive. Sui livelli correnti (a ridosso di 53-55) sono sicuramente possibili dei rimbalzi, anche importanti in termini percentuali, ma solo risalite al di sopra di 75, in prima battuta, e quindi al di sopra di 100, darebbero un segnale convincente di tenuta. Insomma, il cammino è ancora molto lungo. Sul fronte volatilità implicita, un segnale di riduzione delle tensioni si avrebbe su discese del Vix dalla resistenza a quota 53 al di sotto di 46-47 e quindi al di sotto di 41 (conferma sotto 35-37). Per avere la “certezza” che le tensioni sul settore finanziario stanno davvero diminuendo è però necessaria anche una discesa, ed una stabilizzazione, del Vix sotto al Vxn.

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A livello di indici azionari sono possibili rimbalzi verso i seguenti obiettivi: sullo S&P500 780 e quindi l’area di resistenza 800/35; sul Dow Jones Industrial 7400/550 e quindi 8000/300; sul Nasdaq Composite 1440 e quindi l’area 1495-1535; sul DJEurostoxx50 2085 e quindi l’area 2200/50; sull’S&PMib l’area 15000-16000 e quindi 17300; sul Nikkei225 la resistenza a 7600 e quindi 8350. Solo il superamento ed un assestamento al di sopra delle resistenze sopra indicate fornirà però un segnale convincente che il mercato azionario ha probabilmente toccato il fondo e che può iniziare una lunga fase di riaccumulazione. Fino ad allora deve prevalere un’operatività di tipo trading e sono prematuri investimenti di tipo strategico.

Sul fronte valutario, dovrebbe proseguire la stabilizzazione in atto del cambio euro/dollaro, nell’intervallo 1,2450-1,3000, mentre il dollaro potrebbe apprezzarsi ancora contro yen se riuscirà a superare la resistenza psicologica a quota 100.

Sul comparto obbligazionario prevale una situazione di stallo negli Usa e solo di moderata positività in Europa, nonostante le forti discese dell’azionario. Un segnale di perdita di spinta si avrebbe su discese del Bund (prezzo corrente a ridosso di 125) al di sotto di 122,95 e quindi sotto 121,55, al momento prematuro. Il trend rialzista dominante riprenderebbe invece al superamento dei massimi in area 126,00/50. Sul Treasury (decennale Usa, prezzo corrente a ridosso di 121) le prese di beneficio scatterebbero con la rottura del supporto a 119, con possibili discese verso 117. Nuovi acquisti scatterebbero sopra 123,00/25, con obiettivo 125 e quindi i massimi a 127.

Sul fronte petrolio/commodities, è probabile che la fase di stabilizzazione/moderata positività in essere da fine dicembre – che interrompe una forte discesa iniziata dai picchi di metà luglio 2008 – prosegua anche per le prossime settimane. Apprezzamenti marcati del petrolio (il crude quota a ridosso di 48 $/barile) e delle altre materie prime (l’indice CRB quota a ridosso di 210) scatterebbero solo nel caso scatti un buon rimbalzo dell’azionario. Il forte rialzo dell’oro, sostenuto dal clima di generale incertezza, ha portato al test dei massimi del marzo 2008 a ridosso dell’area 1000-1033, per poi ripiegare verso 900: discese sotto tale supporto segnalerebbe una diminuzione delle tensioni, con possibili correzioni verso 845: solo un assestamento al di sotto di tale supporto (prematuro) fornirebbe però un segnale distensivo affidabile. Nuove tensioni al di sopra di quota 1000 (poco probabile).

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