Azionario Asia: timori crescita e mancanza stimoli monetari

4 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici in ribasso dopo quanto emerso dalla ultime minute della Federal Reserve. La Banca centrale degli Stati Uniti segnala infatti una minore probabilità di procedere con nuovi stimoli monetari a supporto della ripresa economica. Gli investitori pesano la notizia e studiano l’impatto sull’intera crescita globale. Euro a $1,3198.

Non c’è spazio per ulteriori misure monetarie accomodanti, a meno di un forte calo della crescita economica Usa o di un calo della crescita dei prezzi al consumo sotto il +2%. Questo il messaggio dato dalle ultime minute Fed. Sempre più lontana dunque la possibilità di un nuovo programma di acquisti di asset, un Quantitative Easing (QE3).

Intanto il forte apprezzamento del dollaro americano pesa sull’intero comparto della materie prime. I metalli sono i più colpiti, con l’oro e il rame che cedono circa il punto e mezzo percentuale, mentre l’argento ben due punti e mezzo.

Nonostante la forza della divisa Usa, lo yen giapponese continua ad apprezzarsi, andando a colpire ulteriormente l’andamento dell’indice Nikkei di Tokyo in giornata. Peggiora l’outlook degli esportatori, meno competitivi nei mercati internazionali, e il listino giapponese perde addirittura l’importante traguardo raggiunto nelle scorse settimane, dei 10.000 punti. Chiusura con -230,40 punti (-2,29%) a 9.819,99 punti.

Dalla Cina segnali di apertura del mercato dei capitali, con l’ultima misura che aumenta l’ammontare di investimento nell’azionario consentito agli stranieri. La China Securities Regulatory Commission annuncia di aver portato la quota per gli investitori istituzionali qualificati a $80 miliardi, rispetto ai precedenti $30 miliardi.

In calo l’industria dei servizi dell’Australia in marzo. Si tratta della quinta contrazione negli ultimi sei mesi.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans in ribasso (-1,38%). Nikkei (-2,29%), Seul (-1,50%), Sydney (+0,02%), Singapore (-0,46%).

Commodities: Wti ($103,57, -0,42%), Brent ($124,64, -0,18%), oro ($1.645,20, -1,60%), argento ($32,38, -2,66%), rame ($3,8645, -1,39%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,3198 (-0,25%), contro lo yen giapponese a ¥109,00 (-0,51%), contro il franco svizzero a CHF 1,2040 (0%), contro la sterlina a GBP 0,8306 (-0,13%). Dollaro/yen a ¥82,59 (-0,28%).

Futures sull’indice S&P500 in calo di 5,50 punti (-0,39%) a 1.403,25. Rendimenti dei Treasury a 10 anni al 2,271%.

“La percezione che si ha è che è stata tolta una rete di salvataggio, quella liquidità in eccesso che aveva portato in forte rialzo il prezzo degli asset. In aggiunta, si torna a credere che le prospettive sulla crescita economica non siano poi così buone”, ha detto a Bloomberg Tim Schroeders, gestore per Pengana Capital a Melbourne. “Considerando la corsa eccezionalmente buona che abbiamo registrato da inizio anno, gli investitori stanno rivedendo i loro scenari sul rapporto rischio-rendimento”.