Azionario Asia perde la spinta: preoccupa crescita cinese

15 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici contrastati. Appetito per il rischio degli investitori invariato, grazie ai buoni dati giunti dagli Stati Uniti sullo stato della ripresa economica, ma preoccupano gli ultimi segnali sulla crescita della Cina. Euro a $1,3037.

In calo le richieste di asset sicuri, quali i titoli di debito governativo, con i rendimenti dei Treasury che tornano oltre il 2,3%, dopo essere rimasti praticamente stabili fino alle ultime settimane tra 2,0% e 1,9%.

La Cina è già in una fase “hard landing”, secondo lo strategista capo Asia e mercati emergenti di JPMorgan. I dati economici, quali vendite di vetture, attività industriale e settore immobiliare in calo, lo confermerebbero. “Ormai è un fatto”.

Intanto il Premier cinese Wen Jiabao nelle sue ultime dichiarazioni lascia intendere che la stretta nel mercato immobiliare rimarrà intatta, poiché i prezzi sono ancora “lontani da livelli accettabili”. La crescita economica 2012 è attesa a un più modesto +7,5%, meno rispetto a variazioni oltre l’8% mantenute anche nel bel mezzo della crisi finanziaria globale.

In giornata attese nuove conferme dai dati economici Usa, con le richieste per sussidi di disoccupazione visti in calo e l’indice manifatturiero di Philadelphia in rialzo.

Fino a ieri l’indice MSCI Asia Pacific Index ha registrato +12% da inizio anno, grazie alla forza della ripresa economica Usa, al rilassamento delle pressioni sulla crisi del debito nell’eurozona, al taglio dei requisiti di riserva in Cina e alla possibilità di ulteriori allentamenti monetari.

L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo estende il rally della sessione precedente, che lo aveva portato a superare con forza l’importante soglia di 10.000 punti. In giornata chiude l’avanzata con +72,76 punti (+0,72%) a 10.123,28.

A sostenere il listino la debolezza dello yen giapponese, che va a supporto degli esportatori nipponici, aumentando il vantaggio competitivo dei prodotti nei mercati internazionali. La divisa raggiunge i minimi dallo scorso aprile.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans in rialzo (+0,42%). Nikkei (+0,72% in chiusura), Seul (-0,06%), Sydney (-0,22%), Hong Kong (-0,30%), Shanghai (-0,63%), Singapore (-0,19%).

Commodities: Wti ($105,67, +0,23%), Brent ($124,65, -0,26%), oro ($1.643,10, +0,01%), argento ($32,085, -0,30%), rame ($3,8305, -0,45%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,3037 (+0,06%), contro lo yen giapponese a ¥109,41 (+0,32%), contro il franco svizzero a CHF 1,2110 (-0,12%), contro la sterlina a GBP 0,8327 (+0,16%). Dollaro/yen a ¥83,91 (+0,27%).

Futures sull’indice S&P500 in rialzo di 0,75 punti (+0,05%) a 1.389,50. Rendimenti dei Treasury a 10 anni al 2,335%.

“La ripresa degli Usa potrà anche essere a rilento, ma almeno ci sono miglioramenti, e questo sicuramente andrà a beneficio del sentiment degli investitori, portandoli ad aumentare il rischio nell’ottica di un miglioramento delle condizioni generali”, ha detto a Bloomberg Tim Schroeders, di Pengana Capital a Melbourne. “Stiamo osservando una continua svalutazione dello yen, il che dovrebbe migliorare l’outlook per gli esportatori nipponici”.