Aziende sottovalutano rischi cybercrime e catena distribuzione

4 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

GINEVRA (WSI) – Le PMI sottovalutano i rischi di attacchi informatici e gli imprevisti nella supply chain, la catena di distribuzione. Questo il risultato che è emerso dalla terza edizione dell’indagine internazionale condotta da GFK Eurisko per il gruppo Zurich Insurance sui rischi di 3mila piccole e medie imprese in 15 paesi del mondo.

In particolare è stato chiesto ai responsabili di circa 3mila piccole e medie imprese tra 0 e 250 dipendenti in tutto il mondo di identificare un massimo di 3 sfide e opportunità affrontate e colte nel 2015 e il campione rappresenta circa 200 fra Ceo/titolari, Cfo (amministratori finanziari, Coo/ direttori operativi di 15 paesi (Austria, Brasile, Germinia, Hong Kong, Italia, Malesia, Messico, Marocco, Portogallo, Spagna,. Svizzera, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti).

In particolare emerge che nel 2015 le Pmi hanno aumentato leggermente i propri timori nei confronti di attacchi informatici. A livello internazionale solo il 17% ritiene di essere soggetto a episodi di cybercrime. Il rischio informatico di colloca in 12esima posizione tranne in Malaysia, Turchia e America.

E in Italia? Nel nostro paese il 13,5% dei direttori e responsabili di Pmi intervistati ritiene di non essere soggetto a potenziali attacchi informatici  e il 15% ritiene di avere messo in atto politiche di sicurezza e adottato strumenti per proteggere l’azienda da attacchi informatici. E il 13,5% ritiene che la propria azienda non sia soggetta a episodi di cybercrime.

I principali timori per le Pmi italiane connessi al fenomeno del cybercrime sono legati al furto di dati dei clienti (25%), interruzione del business ( virus e oscuramento del sito pari al 23,5%) e danno reputazionale (11,5%).

Per quanto riguarda le minacce nella supply chain, a livello internazionale nonostante le Pmi trovino nei nuovi canali di vendita, come quelli online, la principale chiave di crescita, mentre il 55% ritiene che la non ha ricadute sull’attività ordinaria dell’impresa la perdita dei propri fornitori strategici. In Italia la gestione dei fornitori non è un’area strategica nella vita delle imprese e il 58,5% ritiene che non ha ricadute sull’attività ordinaria della sua impresa la perdita dei fornitori di riferimento.

Dalla ricerca di Zurich Group risulta che le Pmi italiane hanno un numero di fornitori più alto rispetto alle colleghe portoghesi o irlandesi  e per tale motivo è più basso il grado di dipendenza da parte dei fornitori.