“Aziende italiane non vogliono essere salvate”

18 Agosto 2016, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Con il suo progetto voleva aiutare le aziende italiane in crisi, invece si è visto sbattere la porta in faccia. E dire che con la sua offerta al settore agricolo, conveniente pure dal punto di vista dello sforzo economico, voleva rilanciare il Made in Italy.

Pubblichiamo la storia di questo lettore per porre l’accento su una questione di estrema attualità: quella della scarsa propensione delle imprese italiane a prendere rischi e scommettere su progetti anche promettenti. Ancora di più se, come nel caso specifico che ha visto come protagonista il lavoratore statale Italo Battisti, permetterebbero di “rilevare aziende italiane in crisi“.

“Forse non tutti sanno che, nonostante la crisi e le molte lacrime si versino a seguito d’essa, non tutte le aziende vogliono esser salvate.

Mi spiego.

Io sono un dipendente pubblico, ringraziando Dio con il posto di lavoro “sicuro”…ma non per questo ho voluto rimanere alla finestra a guardare gli altri che soffrono, quindi mi sono rimboccato le maniche e ho creato dei progetti brevettati e registrati, conseguenza delle analisi di mercato sull’assenza degli stessi.

Questi brevetti hanno la potenzialità a livello mondiale di portare un’azienda (speravo italiana) ancora una volta a essere il porta bandiera del made in Italy.

Ho proposto i progetti ad aziende nazionali, tralasciando quelle estere in quanto non assicurano la permanenza nel territorio statale e anche perché son campanilista ed amo la mia Italia (e il mio nome lo dimostra in tutto), ad aziende in crisi in cerca di risollevarsi… e con stupore mio anche proponendo di finanziare parte del progetto, non erano interessate.

Allora?

Nemmeno a dirlo allora io mi son sentito uno che vuole raddrizzare la torre di Pisa”.

In una seconda email inviata alla redazione di Wall Street Italia, Italo Battisti spiega i suoi sono “brevetti legati alla robotica in agricoltura, che non sono ancora stati commercializzati” e che è pronto a mostrare nel dettaglio di cosa si tratta “appena possibile”.

A non aver accettato la sua offerta e a non aver creduto nel suo progetto è stato in primis UNACOMA, l’organo statale degli industriali associati costruttori di macchine agricole industriali. “Ho mandato la mia espressa volontà a quest’organo importante a sua volta appunto in contatto con tali associati, ma non hanno accettato la mia offerta”.

Battisti ha anche esposto il suo progetto a “fabbriche leader presenti in Italia“, come Usquarna, Alpina, Sthill tra le altre senza pretendere i diritti d’autore sui brevetti. Battisti si accontentava che fossero utili a creare nuovi posti di lavoro. Tutte le sue richieste hanno avuto però un riscontro negativo.

“Se tali fabbriche mettessero in commercio questi progetti potrebbero rilevare aziende (italiane) in crisi”.

Secondo Battisti, poi, quella in atto non è una vera crisi: “industriali e imprenditori dietro alla parola ‘crisi’ se ne approfittano per spostare le aziende”. Inoltre “forse non tutti lo sanno”, ma “anche se a molti operai si offre un nuovo posto di lavoro (perché magari la fabbrica chiude) non viene accettato, in quanto l’operaio preferisce tirare la disoccupazione per 3 anni durante i quali lavorare in nero, tirando uno stipendio triplicato e poi piangere davanti alle telecamere. E mi creda é così nel 90% dei casi”.

“Il restauro dell’economia deve partire da qui“. Iniziando a raccontare come stanno veramente le cose.