Aziende in rosa: cresce numero e impatto donne manager

31 Agosto 2018, di Alessandra Caparello

La ripresa italiana dei dirigenti privati si tinge di rosa. Oggi le donne dirigenti sono il 16,6% del totale nazionale e sono cresciute del 29,4% dal 2008 al 2016, a fronte di un calo del 9,7% degli uomini. Un trend in continuo aumento tanto che nella fascia di età sotto i 35 anni le donne dirigenti sono il 30,8% e in quella sotto i 40 anni il 28,2%.

Questi i numeri forniti da uno studio di Manageritalia secondo cui nella classifica delle regioni dove è più alta la presenza di dirigenti donne nel settore privato il primato spetta alla Lombardia. Secondo i dati Inps a fine 2016 nella regione si contano ben 8.859 e Milano conta ben 7108 donne manager. Ma sono un po’ tutte le province lombarde a conoscere questo trend. Fa meglio di Milano addirittura Pavia dove le donne dirigenti sono il 30,5% del totale contro  il 19,2% del capoluogo. Anche i quadri donne, sempre del privato, raggiungono ottimi numeri nella regione con 46.283, più del doppio del Lazio, che si posiziona secondo.

Un fenomeno che è andato crescendo di anno in anno visto che sempre in Lombardia l’aumento delle donne dirigenti dal 2008 al 2016 è stato del 33,7% a fronte di un calo del 7,5% degli uomini. Guardando ad altre regioni fa bene anche il Molise (263,6%). Anche a livello globale il successo delle donne in azienda è palese. Basti guardare ai nomi alla guida di alcuni fra i più importanti gruppi. Mary Barra della General Motors, a Ginni Rimnetty di IBM, passando per Yundra Nooy alla guida di Pepsico fino a Safra Ctz di Oracle e tante altre.

Un successo spiegato dal fatto che le donne amministrano i patrimoni aziendali con maggiore prudenza. A dirlo Bankitalia riferendosi all’imprenditoria nazionale. Secondo le ultime stime delle camere di Commercio nel 2017 sono state iscritte oltre 10mila nuove imprese a conduzione femminile superano ben il milione e 330mila unità.

“Per le donne che, prima di tutto sono madri, la cosa più importante è garantire la successione. Così non solo cercano di preservare il patrimonio ma scelgono subito tra i figli quelli più idonei ad assumere la guida dell’azienda senza alterare gli equilibri testamentari”.

Così dalle pagine del Corriere della Sera Adriana Ricci, wealth advisory di Cordusio che continua:

“Non c’è solo l’istinto materno a guidare le donne ma anche un maggiore senso pratico rispetto agli uomini: tant’è che una volta individuati i futuri timonieri dell’azienda, le imprenditrici li fanno entrare subito in organico, mentre gli ultimi, di solito, rimandano questa decisione per mantenere le redini fino all’ultimo”.

donne CEO, il grafico di Statista