AVVISO AMICHEVOLE ALL’ ULIVO

9 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Se fossi un vero dietrologo, non avrei dubbi: il giovanotto che ha aggredito Silvio Berlusconi con il treppiede è un ultrà di destra. Mandato in azione dall’ufficio riservato di Forza Italia che lavora per accrescere la popolarità del Cavaliere. Ma la sorte del lanciatore di Marmirolo m’interessa poco. Per qualcuno è già diventato un eroe da bar antagonista. Per altri, più avveduti, resterà per sempre un cazzone di sinistra che ha fatto il più bel regalo di Capodanno al proprio avversario.

A preoccuparmi è la sorte della mia area, il centro-sinistra. Ancora una volta, l’Ulivo è alle prese con un gesto di violenza generato dall’aria fetida che da tempo si respira in Italia. Il Bestiario l’ha scritto in più occasioni: è un’ariaccia da guerra civile mentale, come l’ha chiamata Paolo Mieli. I lettori sanno di che cosa parlo. La sconfitta del 2001 ha prodotto a sinistra uno choc ancora da smaltire. E con lo choc è esplosa una visione allucinata della realtà: siamo in un regime, il fascismo rialza la testa, Berlusconi è il nuovo Mussolini, bisogna toglierlo di mezzo a ogni costo per ripristinare la democrazia.

Quanti la pensano così? Credo davvero tanti. Sono quelli che la sera di Capodanno hanno urlato di gioia per l’aggressione al Cavaliere. La reazione non mi stupisce, perché l’ho già incontrata. Quando le Brigate Rosse gambizzarono Indro Montanelli, non ancora santificato dalla sinistra, in molti si fregarono le mani, ringhiando: “Ha avuto quello che si meritava!”. La stessa esultanza mi sorprese, e mi nauseò, a Torino quando le Br uccisero Carlo Casalegno. Persino il giorno che venne ammazzato Guido Rossa, a Genova ci fu gente di sinistra che disse: “Peggio per lui, non doveva denunciare il compagno che distribuiva i volantini brigatisti”.

La guerra civile mentale porta a questo tipo di perversione. È un sentimento ottuso, che acceca e non ci allerta rispetto a quanto può avvenire. Come la metteremmo se una squadra di destra corresse a Marmirolo per stangare il lanciatore di cavalletti? E se dal treppiede qualcuno passasse alla rivoltella? A ogni azione corrisponde sempre una reazione. Oggi la Casa delle libertà sembra accontentarsi di sparare parole da tutti i telegiornali. Ma se domani, a qualcuno, la replica verbale non sembrasse più sufficiente? Sarebbe un disastro per tutti. Un disastro per niente inedito in Italia, come ci ricordano i tragici anni Settanta e Ottanta.

Prima che succeda il peggio, il centro-sinistra deve alzare un argine contro l’ariaccia fetida che può portarci alla rovina. Lo deve fare anche da solo, anche se dal fronte opposto la guerra di parole non cesserà. Sappiamo bene che Berlusconi per primo non misura ciò che dice. Che si presenta come il Cristo in lotta contro l’Anticristo. Che una parte dei suoi erutta robaccia a ogni istante. Ma dire che sono stati loro a cominciare, non serve a niente. Il vento dell’odio seguiterà a soffiare. E a tutto vantaggio della destra, come la storia italiana dovrebbe insegnarci.

Allora, per noi, l’unica strada utile è smetterla di alimentare questa spirale perversa. Per una serie di ragioni chiarissime. La prima è che il nostro dovere è dimostrare d’essere migliori degli altri. La seconda è che, per vincere nella battaglia elettorale, dobbiamo provare che siamo una calma forza tranquilla. Che pratica la democrazia anche verbale. Che fa della tolleranza la propria bandiera. Che sa confrontarsi in modo severo con l’avversario sulle soluzioni da dare ai problemi del paese, ma senza dipingerlo come il demonio da schiacciare con qualsiasi sistema, anche il più brutale.

Nel mettere nero su bianco la mia opinione, mi sento sempre più scoraggiato. Da quanto tempo indico, insieme a pochi, questa strada? Da molto, ma senza risultati. Credo che almeno la metà della nomenklatura di centro-sinistra mi consideri un fesso, e forse pure un venduto al Berlusca, un agente del regime ormai dilagante. Se è così, devo avvisarli che del loro giudizio non m’importa più nulla. Ho imparato a riconoscerli e a pesarli, i sedicenti duri e puri della mia parte. Sono costoro che fanno della Grande Alleanza un baraccone suicida e ne preparano la rovina. Non ho stima di questa gente. E non ho nessuna intenzione di votarla.

Eccoci al punto vero. Se nell’Ulivo i ragionevoli non prevarranno sui fanatici senza cervello, sul nuovo Partito del Treppiede, che cosa potrà accadere il giorno che, forse, vinceremo le elezioni? Che cosa faranno i cavallettisti quando conquisteranno qualche poltrona da ministro? Come riusciranno a governare un paese da ricostruire con intelligenza e misura? Il ragionevole Romano Prodi e i politici seri come lui devono stare molto, molto attenti. E accettino un avviso amichevole: se non mettono nell’angolo i distruttori, i faziosi, i violenti, rischiano un’altra sconfitta elettorale. Perché saranno tanti gli ulivisti per bene che faranno sentire la loro amarezza con una scelta micidiale: l’astensione o la scheda bianca.

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