Investitori Usa più propensi al rischio durante la pandemia

7 Aprile 2021, di Alberto Battaglia

Per quasi la metà degli investitori americani “affluent”, la pandemia ha prodotto un mutamento nell’approccio agli investimenti e, in particolare, nella tolleranza verso il rischio.

Nel 23% dei casi l’atteggiamento si è fatto più aggressivo, mentre per un altro 21% è diventato più prudente. E se l’analisi si restringe al gruppo dei Millennial, la percentuale di chi ha approfittato della volatilità per rischiare di più sale al 52%.

Sono alcune delle evidenze che emergono dal sondaggio condotto da Bank of America e Concentrix su un campione di 2.000 soggetti dotati di asset investibili compresi fra i 100mila e il milione di dollari (il range si allarga a 50mila-1 milione per gli under 25).

Anche per molti americani benestanti, come accaduto in Italia, i mesi segnati dal Covid hanno comportato un aumento del risparmio: quattro intervistati su cinque hanno messo da parte il denaro che altrimenti avrebbero speso per intrattenimento, viaggi e ristorazione. Nel 52% dei casi questa somma è stata destinata a conti di risparmio, mentre un altro 25% ha optato per fondi di emergenza in liquidità.

Investitori attirati dal trading online

Per oltre la metà degli americani “affluent” le scelte di investimento non prescindono mai da una ricerca personale.
Il 40% degli intervistati si affidano solo alle informazioni reperite personalmente e gestiscono gli investimenti tramite piattaforme online. Un ulteriore 16% affianca a questa attività il consiglio di un consulente finanziario, mentre ad affidarsi esclusivamente al professionista è il 28% degli americani benestanti. Chiude il quadro la quota che opta solo per i servizi di robo advisory (9%).

I consulenti finanziari, tuttavia, si sono confermati una delle fonti di informazione più ricercate nel periodo della pandemia. Quando si tratta di “comprendere cosa accade nei mercati e come gestire gli investimenti”, gli advisor professionisti vengono citati come fonte dal 45% degli intervistati, seguiti dalle piattaforme di investment management (37%), siti di informazione e blog (32%) e amici/parenti (30%).