AUTO: LE AZIONI VALGONO DAL 20 AL 70% IN MENO

23 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

Un recente rapporto della Goldman Sachs sostiene che i fondi pensione delle grandi case automobilistiche (General Motors, Ford, DaimlerChrysler) avrebbero un deficit complessivo non ancora riconosciuto dagli investitori e dal mercato azionario pari a $40 miliardi.

Se si dovesse essere rigidi e fiscali, scrive la Goldman Sachs, cio’ comporterebbe l’eliminazione del 20-70% del fair value dei titoli azionari delle societa’ interessate.

I fondi pensione sono cosi’ fortemente sottostimati perche’ le aziede auto presumono che i dipendenti non riceveranno in futuro alcun aumento dei benefici relativi alla pensione. Tali benefici sono negoziati con i sindacati del settore auto in contratti con validita’ quadriennale.

Gary Lapidus, l’analista della Goldman Sachs autore del rapporto, scrive che se si assumesse un aumento dei benefici pari al 3,5% annuo, allora i fondi pensione dovrebbero proporzionalmente salire di $22 miliardi per la General Motors, $9 miliardi per la Ford, $5,5 miliardi per DaimlerChrysler e infine $4 miliardi alla Delphi, il produttore di parti di ricambio per auto.

Le aziende auto non stanno facendo nulla di illegale, dal punto di vista contabile, assumendo uno scenario di crescita zero per i costi relativi ai benefici. Tuttavia in molti altri settori industriali e non – compagnie aeree, acciaio, telecomunicazioni – pur non esenti da problemi relativi ai fondi pensione, generalmente si lavora con il presupposto di un incremento annuo del 4%.

Il braccio di ferro e’ duro. E dal punto di vista degli investitori (basti pensare al caso Fiat, all’andamento del titolo a Piazza Affari e ai rapporti con General Motors) bisognera’ vedere quale tesi alla fine sara’ riconosciuta vincente, al fine di valutare se vendere, tenere o comprare titoli azionari del settore.

E mentre l’analista di Goldman Gary Lapidus definisce l’ipotesi di un “incremento zero” dei benefici una “finzione contabile”, la General Motors ha gia’ bollato il rapporto come “sensazionalistico e fazioso”.