Auto: De Tomaso ai cinesi, sconfitta cordata italiana

28 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La casa automobilistica italiana De Tomaso è stata comprata da un gruppo di imprenditori cinesi. Sconfitta la cordata italiana Eos.

La cordata Ideal Team si è infatti aggiudicata nell’asta fallimentare il marchio. La società di vetture sportive e da corsa, fondata nel 1959 è costata appena più di un milione di euro.

Con l’operazione si conclude una vicenda “cominciata male e finita peggio” – scrivono i sindacati della UIL in un comunicato, in cui “gli unici a pagare il prezzo sono i lavoratori che vedono sfumata la possibilità di tornare a produrre auto nel torinese”.

Con la svendita di De Tomaso, ex Pininfarina, l’imprenditoria italiana “ancora una volta si è fatta scappare una grande opportunità”, denuncia la UIL.

L’azienda era stata già messa in liquidazione nel 2004. Da allora la produzione è rimasta bloccata e i brand De Tomaso, “Guarà” e “Pantera” non hanno ricevuto offerte, a fronte di una stima di valore superiore ai 10 milioni di euro, come riportato da Quattroruote.

Il gruppo di compratori formato dagli svizzeri di L3 Holding e i lussemburghesi di Genii Capital che si era aggiudicato l’asta di marzo con un’offerta da 2,05 milioni di euro non aveva alla fine adempiuto al pagamento.

Quella di oggi è una cattiva notizia per i dipendenti e per il futuro dell’azienda di carrozzeria e produzione di vetture Gran Turismo, dal momento che se la cordata svizzero-lussemburghese era uscita vittoriosa a marzo era stato anche grazie alla presentazione di un piano industriale convincente, che prevedeva 60 ricollocamenti nel 2017 e 360 riassunzioni entro il 2021.

In assenza di un cavaliere bianco i dipendenti avevano ricevuto dal curatore fallimentare una lettera di licenziamento con decorrenza dal 4 gennaio 2014, ma una proroga della cassa integrazione ha spostato tale termine di decorrenza al 4 maggio dell’anno scorso.

Gli ex operai di De Tomaso, presenti oggi nell’aula del Tribunale di Torino, speravano in una offerta con un nuovo piano industriale, per avere qualche speranza di essere assunti con la nuova gestione imprenditoriale.

(DaC)