Auto: allarme gasolio sporco. Consumatori sul piede di guerra

10 Gennaio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Parte dal Salento l’allarme del gasolio sporco che blocca le macchine ma potrebbe estendersi a tutta Italia.

Il caso del gasolio sporco in Puglia ha coinvolto le auto di tre province, Lecce, Brindisi e Taranto, e ha portato all’apertura di un fascicolo di indagine da parte della procura salentina che ha incitato anche le associazioni dei consumatori sul piede di guerra.

La Guardia di Finanza avrebbe verificato, dopo i casi di decine di auto in panne, che ci sarebbe una non corretta miscelazione con la benzina con conseguenze dannose per i veicoli. Dopo l’accensione il motore andrebbe in blocco cosa che richiede inevitabilmente l’intervento di un tecnico con un costo che parte dai 400 fino ad arrivare anche ad oltre 1000 euro nei casi più gravi, quelli i cui sarebbe necessaria la sostituzione degli iniettori e della pompa.

Dal canto suo Eni respinge le accuse di chi nelle ultime ore ha additato la compagnia del cane a sei zampe la diretta responsabile del gasolio sporco affermando che il gasolio incriminato non arriva dalle sue raffinerie. Sul caso è intervenuta anche la Fegica Cisl (Federazione gestori impianti carburanti e affini), sigla che fa capo alla Cisl, che in una nota parla di “accuse generiche e non circostanziate lanciate attraverso alcuni organi di stampa, persino da alcuni rappresentanti di associazioni di consumatori”.

“Abbiamo anche già più volte sollecitato gli organi ispettivi ad intensificare i controlli dei soggetti che, sempre più numerosi e a diverso titolo, forniscono i prodotti petroliferi alla rete distributiva. E’ bene che gli automobilisti siano informati del fatto che i gestori sono vincolati da rigidi contratti in esclusiva ai loro fornitori che, perciò, assumono interamente la responsabilità degli approvvigionamenti, sia in termini di certificazione della qualità dei carburanti, che circa la loro provenienza legale, di questi tempi sempre più messa in serio dubbio, come certificano i ripetuti e frequenti interventi della guardia di finanza e le notizie di cronaca”.