Austerity: la crisi europea potrebbe sfociare in violenze

25 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – In questo modo si sta solamente distruggendo l’Europa e i suoi paesi, senza risolvere il problema di fondo: ripristinare la competitività. Continui tagli nella salute, nell’educazione e nei servizi pubblici non faranno altro che portare a un punto in cui la distruzione della società diventerà intollerabile. È solo allora che la crisi in Europa finirà, quando esploderanno le prime rivolte violente nella periferia, secondo James Galbraith, professore di economia alla University of Texas. Quello di cui c’è bisogno, dice, è di “una revisione completa dell’idea che al momento governa l’Europa e un maggiore senso di solidarietà” per salvare altri paesi.

“La periferia dell’Europa si trova in netta difficoltà e la Grecia è stata distrutta“, ha detto Galbraith, riferendosi ai tagli nella salute, nell’educazione e nei servizi pubblici che hanno portato alla nascita di proteste violente. “Credo che (la crisi europea) finirà quando esploderanno le prime rivolte nella periferia, probabilmente dalla Grecia, ma possibile anche da altre parti … Si arriverà ad un punto in cui la distruzione della società diventerà intollerabile, e allora che si vedrà il tutto, secondo me”.

Infatti le politiche adottate o in fase di studio non sarebbero quelle giuste. Come fa notare anche Howard Archer, economista capo Europa e Regno Unito per IHS Global Insight: “Nel lungo termine rimane comunque il problema chiave, il ritorno alla competitività non solo per la Grecia, ma per tutte le economie dell’Europa che si sono dimostrate deboli, come anche Spagna e Italia”, scrive in un analisi. “Senza questo l’eurozona rimane vulnerabile a tensioni e speculazioni, sulla capacità di sopravvivere nel lungo periodo mantenendo lo status attuale”.

La crisi in corso della regione non rappresenta un problema confinato, ma impatta l’intera economia mondiale, come ricorda William Dudley, presidente della Federal Reserve di New York: “La crisi del debito in Europa ha ridotto l’outlook sulla crescita economica globale, e con esso, quello delle esportazioni statunitensi. Questi problemi hanno creato ulteriore pressione nei mercati finanziari a livello globale, portando a un calo della ricchezza nell’azionario. In aggiunta, alcune istituzioni ricevono forti pressioni per ridurre la quantità di denaro a prestito. Al momento gli effetti sono stati maggiori in Europa e negli Stati Uniti, ma ci saranno conseguenze anche in altri paesi e dobbiamo sempre tenere gli occhi aperti”.