Aumenta la volatilità, l’oro brilla sempre di più

6 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Che dire? Il rischio che si corre a stare lunghi di euro è davvero elevato e le prospettiva che vedono un ulteriore deprezzamento della moneta unica, ci sono ahi noi tutte.

Il mercato ha visto delle performance davvero negative sull’azionario ieri, con Dax e Ftse Mib che hanno lasciato sul terreno oltre il 5% in intraday, il che ci fa capire quanto gli investitori siano nervosi e non se la sentano di mantenere in essere posizioni di rischio.

I timori legati alla situazione italiana, dove non riesce a partorire qualcosa di credibile a livello di manovre di governo, possono essere riconosciuti come il volano di questa ondata di avversione al rischio e questo ci è confermato dai livelli raggiunti dallo spread Bund-Btp, che ha raggiunto i 370 punti base e dai livelli dei CDS sull’Italia, anch’essi su livelli che definire preoccupanti è poco.

Sembra abbastanza chiaro che la pesantezza della moneta unica sarà l’argomento di discussione che terrà banco fino a giovedì, quando la BCE si riunirà per decidere sui tassi di interesse, che rimarranno fermi all’1,50%.

Sarà molto importante ascoltare le parole del presidente uscente della BCE, soprattutto nel caso in cui dovesse spendere qualche parola circa gli interventi che l’istituto centrale ha intrapreso durante la prima settimana di agosto sui mercati obbligazionari, al fine di mantenere i rendimenti legati ai titoli dei Paesi in difficoltà su livelli ragionevoli.

Nel frattempo dobbiamo attenderci volatilità davvero elevata sui mercati, che da oggi ritroveranno condizioni di liquidità vicino a quelle standard e che molto probabilmente continueranno a vendere rischio, a parte qualche piccola correzione, esclusivamente tecnica.

L’asset che può performare meglio in una situazione del genere è senza dubbio il metallo giallo, che sarà capace di attirare la maggior parte dei flussi di capitale in uscita dai mercati azionari e dalle valute a maggior rendimento andando a segnare dei nuovi massimi storici.

In un quadro del genere ripetiamo che le valute rifugio ci sembra possano essere comprate anch’esse, ma lo spazio di salita risulta essere limitato dalla paura di potenziali interventi della banche centrali.

La valuta che potrebbe continuare a beneficiare della situazione è invece il dollaro americano, che ha rispolverato il proprio status di moneta di riferimento del sistema globale, acquistata durante periodi di paura, visto che fino al 20 settembre non dovrebbero arrivare notizie particolari dall’America, in grado di mutare le aspettative di investitori ed analisti.

Se diamo uno sguardo al DJ FXCM Dollar Index notiamo come si sia riportato sopra 9,570 punti, in arrivo dai 9,400 che faceva segnare soltanto una settimana fa. Che fare dunque, di fronte ad un quadro del genere. Dipende tutto dal proprio livello di appetito per il rischio, ma il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di lavorare con leve basse e stop loss sempre inseriti in piattaforma, onde evitare di rimanere invischiati in movimenti di mercato che, verosimilmente, potrebbero essere violenti.

Passiamo alla consueta sezione di analisi tecnica, non potendo fare a meno di osservare come primo cambio l’eurodollaro. La direzione a ribasso evidenziata da martedì della scorsa settimana continua a rimanere valida: abbiamo infatti assistito ieri alla quinta giornata con chiusura negativa consecutiva. Il movimento sino a qua visto sta spingendo i prezzi in prossimità (oramai manca solamente una manciata di pips) di quel livello di supporto dinamico dal quale sembra dipendere l’evoluzione del cambio nel lungo periodo… e non solo: stiamo facendo riferimento a 1.4050, dove transita la linea di tendenza positiva di lungo che ha origine ai primi giorni di giugno dell’anno scorso. Un’eventuale rottura, che eventualmente scopriremmo molto presto, potrebbe trovare un primo obiettivo naturale a 1.3840, minimo mostrato a luglio dal cambio, e poi a 1.3775, livello indicato dalle percentuali di Fibonacci come primo supporto che si trova al 38.2% di ritracciamento del movimento rialzista compreso fra 1.1880 e 1.4950.

Non ci sono novità da ieri, passando a parlare del cambio UsdJpy. I prezzi hanno rispettato ieri perfettamente il livello di resistenza prossimo a 0.77 dandoci conferma di quanto il livello sia effettivamente interessante. Per le prossime ore continuiamo ad utilizzare questo (ricordiamo che questo livello ci giunge grazie alla trendline negativa con origine a due settimane fa, confermata dal posizionamento delle medie mobili su grafico con candele 4 ore). Rimanendo intatta questa configurazione gli obiettivi permangono a ribasso in direzione del minimo di metà agosto poco al di sotto di 0.76.

Continua con grandissima costanza il percorso ribassista del cambio EurJpy. Il livello indicato come supporto a 108 è stato raggiunto e, per il momento, superato di qualche punto. Se le prossime evoluzioni di breve dovessero confermare questa rottura non vediamo molti altri livelli di supporto per il cambio. Possiamo in questo senso ritrovare una condizione simile a quella vista sull’eurodollaro, vicina ad un forte ribasso. Se così dovesse avvenire il primo supporto sarebbe a 106.50, mentre il successivo ed il più critico si troverebbe una figura al di sotto, 105.50.

Data la forte relazione vista sino ad ora, non stupisce vedere il cable in ribasso come l’eurodollaro. In questo caso abbiamo avuto la rottura di 1.6115, a cui abbiamo accennato ieri, e quindi crediamo di poterci attendere un ulteriore sviluppo a ribasso per la sterlina. Anche le percentuali di Fibonacci confermano come il livello superato ieri in serata poteva essere l’ultimo prima di un pesante scivolone ed un ritorno al di sotto di 1.58. Crediamo che, anche in questo caso, le prossime ore saranno cruciali per capire se il livello sarà raggiunto o meno.

Vediamo ora il franco svizzero, contro la moneta unica. Si è rivelato molto interessante il livello di supporto indicato a 1.10, poiché un nuovo tentativo di avvicinamento ha portato ad un discreto rimbalzo. Data la rinnovata negatività sul mercato, molto presto sapremo se 1.10 sia un livello imposto dalla Banca Centrale o piuttosto un livello dal forte impatto psicologico (oltre che il 50% di ritracciamento del movimento in salita compreso fra il minimo di 1.0075 e 1.1975). La tendenza di fondo, sia di lungo che di breve è palesemente ribassista, seguendo le sorti della moneta unica.

Per quanto riguarda invece il cambio UsdChf, continuiamo a credere nel range compreso fra 0.77 e 0.79… anche se la price action dovrebbe portare ad un interesse maggiore verso la parte bassa del range.

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