Attesa dati Usa potrebbe portare volatilità sul cambio EurUsd

4 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Complimenti Presidente. Così avremmo voluto esprimere il nostro parere circa la mossa da parte della BCE, che ieri ha tagliato il costo del denaro da 1.50% a 1.25%.

Inutile dire, dato le innumerevoli volte che abbiamo richiesto una mossa del genere quanto siamo d’accordo con il taglio, soprattutto perché, dal punto di vista dei consumi, si dà una mano, molto banalmente, alle famiglie più in difficoltà.

Non importa l’inflazione, non importa il potenziale scontento della Germania, Draghi ha proposto un taglio dei tassi di riferimento del sistema interbancario, ottenendo un consenso da parte dei membri del direttivo dell’istituto centrale all’unanimità, il che ci fa capire quanto peso avevano le decisioni di Trichet, che addirittura aveva alzato i tassi durante l’estate (se gli altri membri fossero stati convinti delle decisioni prese in passato, probabilmente qualche rimasuglio hawkish all’interno del board sarebbe rimasto).

A pensarci bene però, i capi dell’Europa, i nostri amici tedeschi, non saranno poi così scontenti stamattina, in quanto accendendo gli screen troviamo la moneta unica ancora sopra 1.3800 (incredibilmente, ci verrebbe da aggiungere), ma questa è la realtà.

1.25% è considerato dal mercato come un rendimento comunque buono, se si dà uno sguardo agli altri tassi, soprattutto a quelli legati al dollaro americano e continua ad essere valida la relazione che vede i dollari scendere nel momento in cui ci si rivolge ad attività più rischiose, ma che rendono di più.

Dal punto di vista dei commenti alla situazione macro, non arriva nulla di trascendentale: viene rivista la crescita leggermente a ribasso mentre per quanto riguarda l’inflazione, nel medio periodo le aspettative si stanno stabilizzando sotto il 2% a causa del rallentamento globale in atto.

Oggi avremo a disposizione l’ultima giornata di trading prima del week end ed assisteremo alla pubblicazione dei Non farm Payrolls, che potrebbero portare a forti aumenti di volatilità soprattutto sul cambio EurUsd. Le attese sono per 95k posti di lavoro creati contro i 103k del mese di settembre ed in caso questo fosse rispettato, le notizie per il mercato del lavoro Usa non sarebbero poi così belle.

Soltanto degli shock che si discostano in maniera significativa dalle attese dovrebbero portare a movimenti importanti, la volatilità che si crea attorno alla pubblicazione di questo dato, qualunque sia il risultato sembra assomigliare sempre di più ad una scusa per fare trading speculativo di breve.

Anche questa mattina, osservando i grafici, possiamo trovarci di fronte ad una situazione non particolarmente mutata rispetto ai due giorni passati.
L’eurodollaro, per esempio, continua a mantenere il range mostrato nelle 48 ore passate trovando una forte resistenza intorno al livello di 1.3820 (anche se ad onor del vero abbiamo visto i prezzi giungere sino a 1.3850 per qualche istante). Sono due le aree di supporto che potremmo considerare come interessanti per oggi: la prima si trova a 1.3785, ed è suggerita dai minimi delle ultime candele con un timeframe giornaliero. La seconda si trova a 1.3660 e, seppur lontana ora, potrebbe risultare interessante successivamente alla volatilità che un dato come i NFP potrebbero generare.

Passiamo ad osservare il cambio UsdJpy, che mantiene più che mai vivo l’interesse mostrato per il livello di supporto posto a 77.80-78 figura. Questo si candida a maggior supporto per i prezzi, in grado di portare ad un ritorno su livelli precedenti all’intervento di domenica notte delle autorità nipponiche. Ricordiamo che 79.50 è invece il più interessante dei livelli di resistenza, sebbene non proprio dietro l’angolo.

Il cambio EurJpy ha con grande precisione mostrato ieri quanto la linea di supporto passante a 106.60 fosse importante. Non abbiamo avuto una rottura a ribasso, quindi le speranze di assistere ad una figura di testa spalle di breve periodo sono state accantonate. Ciononostante ci sentiamo di continuare a sfruttare questo livello, che continua ad essere suggerito da una coincidenza di tre fattori: qui transita la linea di tendenza con origine il 3 ottobre scorso; transita la linea statica di supporto-resistenza dal 18 ottobre scorso; infine transita la media mobile esponenziale di lungo periodo su grafico con candele a 4 ore. 108.10 potrebbe essere l’equivalente di 1.3820 per eurodollaro, ed essere quindi il livello di resistenza in grado di cambiare lo scenario una volta oltrepassato.

Il cable si è mosso in una maniera del tutto simile all’eurodollaro evidenziando un livello di resistenza a 1.6050. Anche in questo caso i livelli di supporto sono due: il primo si trova a 1.60 figura, mentre il secondo è l’oramai noto 1.5890, confermato anche ieri in mattinata nella sua importanza.

Il cambio UsdChf, archiviata oramai la figura ribassista di testa spalle, continua il proprio percorso a ribasso spinto da una trendline negativa con origine all’inizio del mese passato. Il livello indicato come resistenza dinamica si trova per le prossime ore a 0.8890, un livello già osservato i giorni passati. Sino a che questa indicazione ribassista di fondo terrà l’obiettivo rimane in direzione del minimo della settimana passata mostrato a 0.8570.

Il cambio EurChf, in una fase di limitata volatilità si sta avvicinando all’ultimo baluardo di supporto di 1.2120. Ricordiamo anche oggi come, oltre a questo livello, non sembrano essere presenti ulteriori livelli di supporto in grado di tenere i prezzi lontano da 1.20 (floor stabilito dalla SNB il passato 6 settembre).

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