ATTENZIONE
AL CICLO
DEL DIVIDENDO

17 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
All’inizio del 2000 il grande rialzo del mercato azionario di New York, che era cominciato nell’agosto del 1982 con l’indice Dow Jones dei titoli industriali a 776, ha toccato un massimo.

Per la verità il Dow Jones dei Trasporti ha registrato un picco nell’aprile del 1999 a 3783. Il Dow Jones ha continuato a salire fino al 14 gennaio 2000 a 11.722 e l’indice Standard & Poor’s ha raggiunto un massimo a 1540 il 24 marzo del 2000. Tutti questi indici sono scesi nettamente fino all’ottobre 2002, ma poi hanno ripreso a salire al punto che l’indice Dow Jones dei Trasporti ha superato, nel dicembre 2004, il massimo dell’aprile 1999 e ha continuato ad apprezzarsi fino ad un nuovo picco registrato all’inizio di maggio 2006.

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In quegli stessi giorni il Dow Jones si è avvicinato di nuovo a 11.700, mentre lo Standard & Poor’s, sempre nelle stesse sedute, toccava 1330 rispetto a 1540 del 24 marzo 2000. I valori di maggio 2006, dopo una flessione durata fino al 18 luglio (Standard and Poor’s a 1219), sono stati reiterati in questi ultimi giorni e anzi superati, seppur di poco.

Se questi sono i principali paletti della borsa americana e se l’economia degli Stati Uniti è nel complesso piuttosto forte e stabile, perché allora pensare ad un probabile ribasso dei corsi di borsa?

Il motivo è che, studiando la storia economica e quella del mercato azionario di New York in particolare, si può identificare un fenomeno che ricorre con la massima affidabilità. Questo fenomeno si chiama “ciclo del dividendo”.
Storicamente, cioè, il rapporto fra dividendo e prezzi oscilla fra il 3%, in corrispondenza dei valori massimi dell’indice, e il 6%, in corrispondenza dei valori minimi dell’indice. I movimenti di lungo termine del mercato azionario si svolgono in cicli, anche se non regolari, da situazioni di sopravvalutazione (rapporto dividendo/prezzi eguale o inferiore al 3%) a situazioni di sottovalutazione (rapporto dividendo/prezzi eguale o superiore al 6%). Questo ciclo del dividendo è una costante da quando il mercato azionario americano esiste e cioè quasi da 200 anni.

Nel 2000, nel pieno della bolla speculativa, il dividendo scese addirittura a 1,70%, ma anche adesso lo troviamo a 2,25% che corrisponde ai valori dell’indice vicino ai massimi piuttosto che vicino ai minimi.

Neanche la forte flessione dalla primavera 2000 all’ottobre 2002 ha mai prodotto una situazione di sottovalutazione e il successivo rialzo dei prezzi ha abbassato ulteriormente il valore del rapporto in parola. Il motivo per il quale questo contesto di sopravvalutazione del mercato azionario è in essere da più di sei anni è che la Fed ha iniettato nel sistema economico moltissima liquidità al fine di ostacolare le forze naturali della correzione dei prezzi di borsa. Al posto della correzione dei corsi si è creata la più grande massa di debiti pubblici e privati che mai sia stata registrata negli Stati Uniti.

In particolare si è ecceduto drammaticamente nella concessione di crediti anche ad imprese e famiglie scarsamente solvibili. Mutui al 110% del valore degli immobili, mutui in cui è previsto solo il pagamento degli interessi, concessioni di carte di credito a pensionati, studenti e casalinghe già indebitate e con un pessima storia alle spalle di mancati rimborsi sono diventati la norma negli Stati Uniti. E’ questa grande massa di liquidità che ha ostacolato la sequenza del ciclo da sopravvalutazione a sottovalutazione.

Siamo rimasti per anni in fase di sopravvalutazione e la Fed si rifiuta di rallentare la creazione di liquidità per paura di una recessione economica. Un po’ lo sta già facendo da qualche mese, ma con grande timidezza.
Prima o poi la battaglia per tenere lontane le forze della correzione sui mercati azionari sarà perduta poiché il ciclo del dividendo ha una sua logica intrinseca (fondata sulle ondate di ottimismo e pessimismo della popolazione) che nessuna banca centrale può contrastare indefinitamente.

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