Attacco petroliere: Usa puntano il dito contro Iran

14 Giugno 2019, di Mariangela Tessa

Sale la tensione tra Stati Uniti e Iran dopo il caso delle esplosioni di ieri su due petroliere, una norvegese e una giapponese, nel Golfo dell’Oman nei pressi dello strategico stretto di Hormuz. Nella serata di ieri gli Stati Uniti hanno accusato Teheran di essere responsabile dell’attacco.

A dichiararlo, parlando davanti alla stampa a Washington, è stato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che ha promesso che la risposta sarà ‘economica’ anche se fonti dell’amministrazione Usa precisano che “tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa quella militare”.

In un video fatto circolare dal Pentagono, si vede quella che viene descritta come una imbarcazione con dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (Pasdaran), intenti a rimuovere quella che appare essere una mina magnetica inesplosa dal fianco della petroliera giapponese, la Kokuka Courageous, danneggiata probabilmente da un’altra mina, ieri nel Golfo di Oman.

Il video, secondo l’amministrazione americana, dimostrerebbe che gli iraniani, dopo l’esplosione di una mina, avrebbero cercato in questo modo di rimuovere prove del loro coinvolgimento nell’attacco. L’armatore giapponese di una delle due petroliere attaccate ieri nel Golfo di Oman afferma che il suo equipaggio ha visto una unità iraniana nelle vicinanze.

Gli Usa in particolare accusano l’Iran di voler sabotare la missione di Shinzo Abe, che si trova in questi giorni a Teheran per cercare di allentare le tensioni tra due Paesi, entrambi amici del Giappone.

Dal canto suo l’Iran ha negato qualsiasi coinvolgimento, accusando gli Stati Uniti di aver ordito una “campagna iranofoba”.

Significativo l’impatto sui mercati. All’Ice di Londra i contratti di agosto sul Brent si sono impennati fino a 62,64 dollari per barile, mentre al New York Mercatile Exchange i future sul Wti sono avanzati del 3,6% sulla soglia dei 53 dollari.