Attaccate la Svizzera, ma solo negli orari di ufficio. La guerra dalle 9 alle 5

19 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

BERNA (WSI) – Per capire la figura fatta dalla Svizzera a livello internazionale basta leggere un titolo, apparso sulla rivista tedesca Focus: “Dove era la forza aerea militare svizzera? Forse ancora a letto”.

Difesa aerea soltanto negli orari di ufficio – Il giorno dopo il dirottamento dell’aereo della Ethiopian Airlines su Ginevra, la politica svizzera si interroga.

A destare interrogativi è il fatto che il velivolo dirottato è stato accompagnato allo scalo di Cointrin per l’atterraggio da due Mirage 2000 dell’aeronautica militare francese. Atterraggio avvenuto alle 6.02.

Le Forze aeree svizzere non hanno potuto prenderlo in consegna dai caccia italiani che lo avevano scortato dalla Sicilia perché operative solo durante le ore d’ufficio. I caccia svizzeri, insomma, sarebbero stati pronti solo a partire dalle 8.00.

Le nostre forze aree sono operative tra le 8.00 e le 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00. Una sorveglianza 24 ore su 24 con aerei da combattimento è realizzata solo su ordine preciso, per esempio durante il Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

Questione già sollevata in parlamento 5 anni fa – La questione non è nuova. Sono ormai anni che nei confronti della politica di sicurezza svizzera, in particolare sulla mancata operatività 24 ore su 24, piovono critiche da diversi esponenti politici.

Il primo che sollevò la questione è stato Hans Heß, consigliere agli Stati del PLR che, in tempi non sospetti, già nel 2009, aveva presentato una mozione in cui si chiedeva l’introduzione di un sistema di difesa continuo. Il ministro della difesa Ueli Maurer, come ricorda oggi la Basler Zeitung nella sua versione online, rispose che ciò non era possibile per motivi di risparmio. Sui fatti di ieri il deputato obvaldese ha dichiarato che “si mostra che una operatività 24 ore su 24 è necessaria con urgenza”.

Critiche anche da sinistra – Heß, in tutti i casi, non è l’unico a chiedere correzioni in materia di sicurezza. Sostegno arriva anche dalla sinistra. Chantal Galladé, consigliera nazionale del Partito Socialista facente parte della commissione sicurezza si era già espressa a favore di un servizio di emergenza permanente. “La forza aerea svizzera dovrebbe assolvere al 100% il proprio ruolo di sorveglianza”, ha dichiarato.

La sorveglianza svizzera dipende dall’estero – La Svizzera, per assicurare una sorveglianza permanente, dipende quindi dall’estero. Quello che è accaduto ieri ne è un esempio lampante ed è stato reso possibile grazie ad accordi di collaborazione internazionale stipulati dalla Svizzera con la Francia, l’Italia e la Germania. Jürg Nußbaum, portavoce della “Luftwaffe” svizzera ha dichiarato che “la cooperazione in fatto di sicurezza aerea rende più sicuri i nostri cieli ed è gratuita”.

Il pilota straniero non può intervenire con la forza su territorio svizzero – Una collaborazione che ha dei limiti: se un pilota di un caccia straniero si trova nello spazio aereo svizzero non è autorizzato a colpire l’obiettivo nemico. Galladé, favorevole a una cooperazione internazionale, su questo punto esprime scetticismo: “Il Consiglio federale dovrebbe permettere l’uso della forza”.

“Meglio non dipendere da nessuno” – Il consigliere agli Stati liberale-radicale Heß, questo accordo di cooperazione internazionale a livello politico lo definisce “scottante”: “Per la nostra difesa sarebbe meglio essere indipendenti”. Per quanto riguarda l’argomentazione dei costi che dovrebbe sopportare la Confederazione se attuasse quanto richiesto dall’obvaldese, Heß ricorda che negli ultimi anni il budget per l’esercito ha registrato eccedenze di bilancio e di conseguenza sarebbe possibile accollarsi ulteriori spese per potersi permettere un servizio di sorveglianza e di intervento permanente. I costi, come aveva calcolato Maurer, sarebbero di 25 milioni di franchi.

Dal 2020 un picchetto 24 ore su 24? – Dal 2016 l’esercito svizzero avrà a disposizione annualmente 5 miliardi di franchi. Stando a quanto riferito da Nußbaum in questo modo potrà essere allestito un sistema di pronto intervento 24 ore si 24. I tempi sono comunque lunghi.

L’introduzione del “picchetto” permanente sarà introdotto a tappe e dovrebbe essere operativo a pieno regime non prima del 2020. “I problemi non sono soltanto di natura finanziaria, ma anche dovuti alla mancanza di personale” ha spiegato Nußbaum. Si necessitano, infatti, non soltanto ulteriori piloti, ma anche personale per la sorveglianza aerea. E per rendere operative queste figure professionali ci vogliono anni di formazione. Ma la paura dei tagli aleggia nei piani alti dell’esercito: “E se verranno decisi dei risparmi sul budget?” si è chiesto Nußbaum.

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