Atene: via al rimpasto delle forze armate. Paura di golpe?

2 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Atene – Paura di golpe in Grecia: il governo greco ha deciso a sorpresa di rimuovere il capo di stato maggiore della Difesa e sostituire i vertici delle forze armate oltre a decine di ufficiali delle diversi armi.

Il premier e’ sempre piu’ in difficolta’, come dimostra l’annuncio di un referendum sul piano di salvataggio concordato a Bruxelles una settimana fa (che prevede che le banche accettino una svalutazione del 50% del credito in loro possesso) e dopo che una parlamentare del suo partito si e’ dimessa e altri sei chiedono che sia Papandreu stesso ad andarsene.

Ciononostante il governo ha deciso all’unanimita’ di sostenere il referendum proposto dal premier. Il tutto mentre la Grecia e’ chiamata a un vertice straordinario con le massime istituzioni europee per chiarire la propria posizione.

Il referendum puo’ essere interpretato come l’ultimo bastione a disposizione dell’esecutivo per evitare lo scoppio di ulteriori rivolte. Mentre il cambio al vertice delle forze armate, come una scelta di precauzione per evitare un golpe.

Lasciare l’area euro e ritornare alla dracma appare l’unica soluzione possibile per il paese indebitato, dopo che il ministro George Papandreou ha annunciato l’intenzione di indire un referendum popolare sul piano di aiuti Ue.

Tuttavia il 70% della popolazione greca e’ contraria all’idea di uscire dall’euro. Secondo un sondaggio condotto dal quotidiano Kathimerini, il 66% dei greci ritiene che il ritorno alla dracma sarebbe negativo per il paese. Ma i politiche che invece sono a favore dell’uscita dall’Eurozona, sostengono che sotto la facciata, sono sempre di piu’ i cittadini ellenici ad avere dubbi sull’euro.

Finora molti greci hanno accettato l’identita’ europea e le promesse di benessere che venivano con essa. Fino a poco fa un ritorno alla dracma era vista come un’eventualita’ “apocalittica: piuttosto che un’opzione credibile e percorribile. Ma ultimamente, per un numero crescente di greci, il crack della loro economia e’ uno scenario ancora piu’ apolattico.

Il referendum dovrebbe tenersi prima del previsto, a dicembre di quest’anno e non a gennaio 2012 come sembrava in un primo momento. Il primo ministro socialista greco ha respinto una serie di critiche e ha ottenuto oggi il sostegno del proprio governo al referendum sull’accordo con l’Unione Europea per il salvataggio della Grecia.

Quando uno Stato fa default che non e’ piu’ in grado di fronteggiare gli impegni economici assunti: dal rimborso alla scadenza prevista del denaro preso in prestito per finanziarsi attraverso l’emissione di titoli di Stato, agli stipendi da pagare ai dipendenti pubblici. Come spesso succede, e’ la classe media che rischia di trovarsi sul lastrico.

Alcuni deputati del Pasok, il partito socialista greco, hanno chiesto le dimissioni del premier con l’accusa di aver messo in pericolo la Grecia con la decisione-shock di indire una consultazione popolare, un’iniziativa che ha dato un duro colpo ai mercati azionari europei e all’euro; ma il sostegno del gabinetto di governo gli dà tempo almeno fino al voto di fiducia di venerdì prossimo.

“Il referendum sarà un mandato chiaro e un chiaro messaggio in Grecia e all’estero sul nostro cammino europeo e sulla partecipazione all’euro”, ha detto Papandreou durante il vertice governativo, durato sette ore, secondo un comunicato diffuso dal suo ufficio. “Nessuno potrà dubitare del cammino della Grecia all’interno dell’euro”.

Dopo la dimostrazione, almeno apparente, di unità interna, Papandreou incontrerà i leader di Francia e Germania, che lo hanno convocato per un colloquio sulla crisi a Cannes, alla vigilia del summit G20 tra le maggiori economie mondiali, per applicare rapidamente l’accordo sul bailout.

Qualunque sia il risultato del referendum, la scommessa di Papandreou garantisce lunghe settimane d’incertezza, proprio in un momento in cui l’eurozona cercava un momento di calma per dare corso alle misure concordate la scorsa settimana per superare la crisi del debito sovrano.

Il portavoce del governo greco, Elias Mossialos, ha detto che il referendum si terrà “il più presto possibile, subito dopo che i fondamentali dell’accordo di bailout siano stati formulati”, ma non ha specificato se sarà prima di Natale.

Oggi il ministro dell’Interno Haris Kastanidis, parlando alla tv pubblica, ha detto che la consultazione potrebbe tenersi “prima di gennaio, entro dicembre”, se la Grecia e i partner internazionali lavoreranno ai dettagli dell’accordo di salvataggio prima del previsto.

Lunedì era stato lo stesso ministro a dire che il voto sarebbe stato a gennaio. I sondaggi di opinione indicano che per la maggior parte degli elettori l’accordo è sbagliato, ma molto dipende da come Papandreou presenterà la questione, se sullo stesso bailout – e i forti tagli che ne seguono – o sull’adesione all’euro, che invece resta popolare tra i greci.