Aste Bce fanno bene solo a banche: più bonus e profitti

13 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Porte aperte sui mercati alla stagione delle aste a liquidità illimitata e a tassi irrisori. Le dirette interessate sono solo le banche di Eurolandia, che hanno già beneficiato della maxi operazione di liquidità inaugurata agli inizi di dicembre dalla Bce.

Per stemperare sul mercato il pericolo di un credit crunch, il presidente della Bce, Mario Draghi, si è infatti a dir poco ingegnato, erogando finanziamenti agli istituti di credito per tre anni a tassi stracciati, ovvero all’1%. E non è finita qui: a fine febbraio, infatti, le sovvenzioni dell’Eurotower torneranno in campo. Tanto che per gli addetti ai lavori saranno sufficienti per pagare i bonus a tutte le società finanziarie di Londra per i prossimi 24 anni.

Royal Bank of Scotland, BNP Paribas e Societe Generale figurano tra le oltre 500 banche che hanno prelevato al bancomat Bce 489 miliardi di euro. Ora, con il secondo round in vista Morgan Stanley ha calcolato che gli istituti che aderiranno potrebbero riuscire a risparmiare 120 miliardi di euro, con un aumento dei profitti di circa il 10% nel 2010 per le banche che operano in Italia e Spagna.

“E’ molto più di un pranzo gratis”, commenta Arnd Schaefer, economista di WestLB a Dusseldorf. “Le banche possono ottenere denaro a un tasso basso e poi prestarlo a molto di più”.

Questa volta potrebbero essere prelevati 680 miliardi di euro durante la seconda asta il prossimo 29 febbraio, ha previsto un sondaggio della Goldman Sachs. Sarebbe il record dei record.

“Si permette alle banche che non hanno bisogno, di disporre di fondi da cui trarre profitto”, osserva Richard Werner, economista dell’Università di Southampton, convinto che “sarebbe molto più intelligente orientare gli aiuti alle banche che ne hanno realmente bisogno. Peccato solo che politicamente la banca centrale voglia essere considerata neutrale”.

Dal canto loro, gli istituti di credito europei sono stati incoraggiati dai loro governi a utilizzare il denaro della Bce per acquistare i titoli di stato. Gli spread si riducono, il rischio di default anche. Gli istituti spagnoli ne hanno attinto a piene mani. I rendimenti dei Bonos a due anni sono scesi di 220 punti base al 2,77%, quelli a dieci anni di 85 punti base.

“Per molti versi questo è stato un colpo da maestro”, conclude Charles Goodhart, professore della London School of Economics. “La gente ha chiesto alla Bce di attuare un quantitative easing su larga scala senza provocare l’ira dei tedeschi. Questo è il risultato”. Gli effetti sull’economia reale non si vedranno però. Appena il 4% degli investitori intervistati da Goldman Sachs pensa che i ritorni saranno utilizzati per aumentare i prestiti alla clientela retail.