Asta bond: un altro disastro, stavolta tocca alla Spagna. Euro a candela

23 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’euro continua a cedere posizioni sul dollaro mentre imperversa la crisi in Irlanda: la divisa unica e’ arrivata a 1,3377 dollari (qui quotazioni euro in tempo reale)
, sotto la soglia psicologica di 1,34 e in calo di oltre due centesimi dalla chiusura di ieri a 1,3627.

Intanto il mercato e’ in forte tensione. Il rendimento dei titoli di stato spagnoli a breve termine, rispecchiando l’impatto che la crisi del debito irlandese sta avendo sugli altri paesi dell’area periferica dell’euro piu’ a rischio, e’ schizzato al rialzo nell’ultima asta di bond governativi.

Venduti 3.26 miliardi di euro di titoli ($4.48 miliardi) a tre e sei mesi, sulla parte bassa del range di 3-4 miliardi previsto. Il rapporto bid-to-cover e’ sceso per il tre mesi e salito per il sei mesi. Nell’ultima asta lo yield del 3 mesi e’ salito all’1.743% dallo 0.951% del 26 ottobre, mentre sul sei mesi e’ stato pari al 2.111% rispetto all’1.285%.

“Un rendimento del 2.11% non e’ cosi’ malvagio, ma rispetto all’asta precedente mostra chiaramente che la tensione si sta intensificando anche in Spagna”, ha osservato su Fox Business lo strategist di Commerzbank David Schnautz.

Il premio di rischio sul debito spagnolo, ovvero lo spread tra il benchmark decennale tedesco e quello iberico – si e’ ridotto a 219 dai massimi record di 232 punti base toccati due settimane fa.

I mercati hanno tirato un sospiro di sollievo da quando l’Irlanda ha deciso di accettare gli aiuti di FMI e Ue, mettendo a punto una serie di misure di austerita’ che permetteranno di recuperare 15 miliardi in quattro anni. Ora il focus della crisi sembra essersi spostato sugli altri PIIGS piu’ indebitatia, Madrid e Lisbona, ovvero le nazioni principali indicate a capitolare dopo Grecia e Irlanda. Tra qualche mese potrebbe anche toccare all’Italia.

Meglio ignorare per il momento il conflitto tra le due Coree e concentrarsi sui mercati irlandesi, dove i rendimenti sono in rialzo e le azioni in calo pesante. E’ ovvio che lo stallo politico irlandese rappresenti il rischio piu’ grosso perche’ non e’ affatto certo che il piano di budget fiscale passi alle camere. Sembra di tornare indietro ai primi giorni del TARP. Alla fine e’ andata a finire che il mercato americano ha costretto i politici a “collaborare”.

I rendimenti sul decennale spagnolo sono ai massimi di sempre. La stessa sorte tocchera’ anche ai prezzi dei Treasuries Usa, prima o poi. Se il decenalle dovesse avere lo stesso andamento in un simile arco di tempo, i 56.3 miliardi di capitale complessivo della Fed si esauriranno presto e Bernanke presidiera’ una banca centrale insolvente.

Dopo l’Irlanda sara lla volta del Portogallo e dopo il Portogallo della Spagna e a quel punto per l’euro sara’ il game over. Ci sono solo due viee percorribili: o si spezzano o fondono le finanze statali e chiedono alla BCE di monetizzare gran parte del debito.

Ma se l’Irlanda non e’ puo’ essere salvata, perche’ c’e chi sostiene che il Portogallo non sia nient’altro che una distrazione? Intanto i rendimenti spagnoli abbiamo visto che sono saliti su nuovi record. La prossima testa potrebbe cadere prima del previsto.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel ha aggiunto la sua voce alla retorica allarmistica rilanciata oggi dalla Germania. L’area euro si trova “in una situazione estremamente seria”, ha affermato la Merkel durante un convegno. In precedenza il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble aveva affermato che sulle difficoltà di bilancio di alcuni paesi dell’unione valutaria “c’è in gioco lo stesso futuro dell’euro”.

Toni che in una seduta già tesa per i suddetti rischi di debito di Irlanda, Grecia e Portogallo, a cui oggi si è aggiunta l’escalation di tensioni tra Corea del sud e Corea del Nord, hanno penalizzato l’euro fino a farlo calare a 1,3402 dollari. Oggi invece a gettare acqua sul fuoco è stato il presidente permanente dell’Ue, Herman van Rompuy, affermando che la rete di aiuti di cui l’Irlanda può avvalersi è “chiaramente sufficiente” a fare fronte ai problemi del paese. Inoltre van Rompuy ha escluso che il Portogallo debba richiedere a sua volta aiuti, sostenendo che la situazione di Lisbona è “completamente diversa” da quella dell’Irlanda. (fonte Afp)