ASSICURAZIONI & CRISI, C’E’ BISOGNO DI NUOVI CAPITALI

3 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Sembra di vedere il sequel del film bancario di ottobre e novembre scorsi. Un film ancora del genere drammatico, ma con il ruolo dell’attore protagonista stavolta assunto dalle assicurazioni. Stessi sintomi, stesse reazioni del mercato, stessi tentativi di cura. Le grandi compagnie internazionali, dapprima negli Stati Uniti e ormai anche in Europa, hanno contratto il morbo che fiacca i patrimoni di vigilanza, quelli necessari a garantire l’adempimento degli impegni.

Le perdite sulle partecipazioni azionarie e l’elevata necessità di capitale delle attività vita sono un circuito vizioso che fa ormai pubblicamente parlare di ricapitalizzazioni e nazionalizzazioni anche per i grandi assicuratori. Quelli che fino a dicembre avevano sperato di lasciare la maglia nera della crisi agli operatori creditizi.

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Solvency è il concetto su cui tutti nel settore si arrovellano, come sei mesi fa il mondo bancario si accorse della centralità del Core Tier 1. La prova del passaggio di testimone è avvenuta anche sui listini, dove da inizio gennaio l’indice Eurostoxx assicurativo ha perso il 33% circa, più dell’Eurostoxx bancario (meno 27%). La sottoperformance ha un’eco tra le agenzie, che da giorni vanno revisionando al ribasso il merito di credito dei principali assicuratori. «Sulle Borse gli investitori cominciano a prezzare l’eventualità che servano degli aumenti di capitale alle assicurazioni dice Massimo Figna, fondatore e gestore del fondo Tenax Al di là delle incognite che ciò crea su chi metterà i nuovi fondi, se mani private o pubbliche, c’è il fatto certo che gli utili si diluiranno. E più si aspetta, se l’azionario scende, maggiore sarà la diluizione, perché occorrerà emettere più azioni».

I big europei sono perfettamente sintonizzati su queste frequenze. Allianz, che giovedì ha fornito i conti d’esercizio chiusi con una perdita di 2,44 miliardi di euro e gravati ancora dai problemi di Dresdner Bank (ma almeno è l’ultima volta, visto che la banca di gruppo è stata ceduta a Commerzbank) si è affrettata a informare, in conference call, che la situazione finanziaria è stabile, come dimostrato da un valore del 159% dell’indice di solvency.

Tanto è bastato perché l’azione a Francoforte tornasse a salire, fino alla chiusura in rialzo del 12%. Il mercato ha preferito vedere la buona notizia patrimoniale piuttosto che la cattiva notizia di conto economico, dove nel quarto trimestre Allianz ha perso 3,1 miliardi, quasi il doppio del consensus citato da Bloomberg e pari a 1,68 miliardi. «Negli ultimi mesi l’attenzione si sta incentrando quasi solo sulla solidità patrimoniale delle compagnie, piuttosto che sul conto economico, principalmente per l’incrementato del costo del reperimento di capitale sul mercato – dicono gli analisti del settore assicurativo di Intermonte –. Semplificando moltissimo, meglio zero utili ma margini di solvibilità costanti piuttosto che utili a fronte di erosione patrimoniale».

Sempre all’insegna del bisogno di capitale è stato il rendiconto 2008 di Axa, la maggior rivale di Allianz insieme a Generali nel continente. Il 19 febbraio il gruppo francese, nel comunicare una perdita del secondo semestre di 1,24 miliardi e un taglio del 67% al dividendo, ha informato di avere chiesto l’autorizzazione a emettere azioni privilegiate per 2 miliardi, che dovrebbero essere sottoscritte da Mutuel Axa, le mutue primo socio a Parigi.

Una ricapitalizzazione “mascherata”, cui si aggiungono misure difensive «per preservare i livelli di patrimonializzazione se i mercati dovessero continuare a deteriorarsi», come ha detto l’ad Henri De Castries. Il deterioramento si vedeva già a fine anno, con l’indice solvency di Axa sceso dal 131% al 127%. E visto l’andamento di gennaio e febbraio è difficile che quel rapporto sia salito, a oggi. Gli standard impongono almeno la copertura al 100% del patrimonio, ma nelle fasi più critiche tale soglia è considerata insufficiente dagli investitori. Tra l’altro, Axa computa nel patrimonio anche le plusvalenze degli immobili, che hanno un impatto stimato tra il 5 e il 10% sul relativo indice.

Così non fa Generali, la cui solvency tuttavia è tra le più basse del sistema. Il Leone è l’ultimo grande assicuratore a non avere fornito i conti d’esercizio lo farà il 20 marzo ma la solvency è stimata in calo attorno al 115%. Potrebbe aiutare a rafforzarla l’incorporazione di Alleanza, dotata di una solvency del 175% che porterà qualche punto percentuale in più al gruppo.

E anche i conti 2008, per quanto in frenata, si dovrebbe chiudere in utile poco sotto il miliardo di euro, per dare luogo a un dividendo dimezzato. Se non altro, nell’attesa nervosa, il gruppo triestino registra una positiva notizia: il bond da 750 milioni aperto e chiuso nella giornata di giovedì ha riscontrato richieste pari al quadruplo dell’offerta, per cui il tasso spuntato dall’emittente è sceso leggermente, fino al 4,875%. Anche il rifinanziamento dei debiti è un tema cruciale in questa fase, sia per le condizioni critiche del mercato corporate sia per i costi crescenti della raccolta.

I problemi, come si vede, sono tanti. E settimana scorsa, al Pan european insurance forum, le 11 maggiori compagnie continentali hanno redatto un documento per far sentire la loro voce sulle misure che le autorità pubbliche stanno prendendo a fronte della crisi dei mercati. Ne sono uscite cinque raccomandazioni chiave: sana gestione del rischio e del capitale, supervisione unitaria sui gruppi multinazionali, convergenza sulle regole contabili, più trasparenza sui prodotti strutturati, interventi pubblici che non distorcano i mercati. Anche in questa sede tutta “privata”, insomma, si para il colpo dell’arrivo delle mani pubbliche. Che, a meno di imprevedibili ripartenze convinte delle Borse, diventa ogni giorno più concreta.

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