Asia-Pacifico: Apec vuole area di libero scambio

21 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Nelle conclusioni del loro vertice, svoltosi lo scorso fine settimana ad Hanoi, in Vietnam, i Paesi dell’Apec annunciano la decisione di “esplorare l’idea di un’area di libero scambio tra Asia e Pacifico” come “obiettivo a lungo termine”. I leader dei 21 già si pronunciano con forza per superare lo stallo nei negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale, il cosiddetto Doha Round, lanciando una sfida implicita all’Unione europea. L’idea di un’area di libero scambio Apec è portata avanti, in primo luogo, dagli Stati Uniti, il cui presidente, George W. Bush, la giudica “meritevole di profonda considerazione”. Le conclusioni del Vertice mettono il progetto sotto esame, senza avallarlo. Il documento finale del consulto Apec illustra, inoltre, le misure prese per migliorare la qualità e la sostanza degli accordi di libero scambio che vengono già negoziati nella Regione Asia/Pacifico e tocca i temi dell’ambiente e della proprietà intellettuale. Le conclusioni del Vertice, confermano, inoltre, la determinazione dei 21 Paesi a sconfiggere il terrorismo, ad arrestare la proliferazione delle armi di distruzione di massa, a promuovere la sicurezza energetica e le tecnologie per l’energia pulita, a contrastare i rischi di pandemie, a combattere la corruzione e a stimolare il buon governo. Il ministro italiano del Commercio internazionale, Emma Bonino, commentando gli sforzi “da una parte il gruppo del G20 e, dall’altra, dell’Europa, impegnata in prima linea con il commissario Mandelson”, dice in una nota che “è positivo che si torni a parlare da più parti del rilancio della Wto. Dopo la fase di stallo di luglio, sembra che ci sia una volontà di riprendere il negoziato. Adesso – sottolinea il ministro – tocca vedere anche il ruolo che vogliono svolgere gli Stati Uniti dopo le elezioni di medio termine”. In ogni modo, “quel che è certo – ricorda Bonino – è che noi siamo impegnati a lavorare per rendere operativa la finestra che si prospetta nei primi mesi del 2007, per intenderci prima delle elezioni francesi. Credo – conclude – occorra fare ogni sforzo per non ibernare definitivamente il Doha Round”, che riguarda la liberalizzazione degli scambi commerciali a livello mondiale. Intanto, come ancipato nei giorni scorsi dal Denaro, dopo dodici anni arriva il fatidico sì. E il presidente russo, Vladimir Putin, potrà passare alla storia come colui che rende possibile l’ingresso della Russia nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Con la firma ad Hanoi dell’accordo bilaterale Stati Uniti-Russia, cade infatti il principale ostacolo all’adesione di Mosca alla Wto, un’adesione cercata fin dal lontano 1994, e che ora sembra possa realizzarsi già nel primo semestre del prossimo anno, ben prima quindi della scadenza del mandato di Putin. Il testo dell’accordo, 800 pagine siglate dal rappresentante Usa al Commercio, Susan Schwab, e dal ministro russo allo Sviluppo economico, German Gref, consente la normalizzazione permanente delle relazioni commerciali tra i due Paesi e rappresenta il placet di Washington al mercato russo, in precedenza accusato, tra l’altro, di chiusure nel settore dei servizi e di violazioni della proprietà intellettuale. Non è un caso, quindi, che dopo la firma del trattato, la Russia abbia annunciato, per bocca del ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che gli Stati Uniti tolgono le sanzioni, decise lo scorso 4 agosto, contro il costruttore russo di aerei da caccia Sukhoi (partner nel settore civile con Alenia Aeronautica-gruppo Finmeccanica), accusato di aver fornito all’Iran materiale utile a sviluppare armi di distruzione di massa. L’ok statunitense all’ingresso della Russia nella Wto è per Mosca soprattutto un successo di carattere politico, afferma Fiodor Loukianov, editorialista della rivista La Russia. “E consente a Putin di affermare che la Russia è un Paese totalmente normale, che si è adeguato alle regole internazionali”. Poco o nulla, invece, cambierà per l’economia del Paese, spiega, visto che le principali esportazioni russe sono rappresentate dal petrolio e dal gas, beni che non sono di competenza della Wto, e che quindi non risentiranno delle nuove norme sulle barriere commerciali. A premere per l’adesione della Russia alla Wto, che potrebbe favorire la locale industria metallurgica e chimica, ci sono però grandi gruppi Usa come Ford e Boeing, e multinazionali del calibro di Shell, che proprio il mese scorso scrivono ai presidenti Usa e russo chiedendo loro di accelerare le procedure. La Russia, ultimo grande Paese fuori dalla Wto dopo l’adesione della Cina nel 2003, con un mercato di circa 150 milioni di abitanti e una crescita economica del 6,4 per cento lo scorso anno (le stime parlano di un più 6 per cento quest’anno e più 5,5% nel 2007), rappresenta del resto una grande opportunità per gli scambi commerciali (attivi per oltre 118 miliardi di dollari nel 2005) e gli investimenti stranieri. E una sua integrazione nel sistema internazionale può favorire lo sviluppo a livello mondiale.