Asia: crescita 2007, India batte Cina

15 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Nel novembre dello scorso anno la produzione industriale in India registra una crescita del 14,4 per cento, ai massimi da undici anni a questa parte e secondo le previsioni l’economia dovrebbe superare quest’anno per tasso di sviluppo la Cina, con un aumento del 10 per cento del prodotto nazionale lordo.
Immediata la reazione della Borsa indiana, che tocca ieri il record storico grazie alla spinta dei titoli tecnologici e finanziari. A spronare gli acquisti giunge anche la proposta del Governo federale di conferire alla Banca centrale maggiori poteri per gestire la meglio la liquidità nel sistema. L’indice di Mumbai, noto anche come Sensex 30, ha chiuso la giornata in rialzo del 3,12 per cento a 14.056,53 punti.
A novembre la produzione ha un’impennata, considerato che il mese precedente si registra un incremento del 4,4 per cento, sostenuta dal boom della domanda nel settori dell’auto, della telefonia mobile e delle abitazioni. Tutto questo come conseguenza del fatto che le retribuzioni salariali arrivano a livelli-record, mentre anche i finanziamenti contribuiscono a far correre l’economia.
In questo contesto, la preoccupazione è legata adesso all’andamento dell’ nflazione, che potrebbe spingere la Banca centrale a fine gennaio a un rialzo del costo del denaro. Il mese scorso gli analisti del Crédit Suisse stimano per l’India un tasso di crescita 2007 nell’ordine del 10 per cento contro il 9,9 per cento della Cina.
Proprio ieri vengono diffusi dall’Agenzia governativa cinese i dati relativi alla crescita di Pechino nel 2006, pari al 10,5 per cento, in leggero rallentamento rispetto alle indicazioni venute a metà anno. L’Agenzia governativa peraltro non fornisce i dettagli relativi alla dinamica del quarto trimestre. Il tasso di crescita rappresenta una lieve contrazione rispetto al più 10,7 per cento evidenziato in base ai dati riferiti ai primi tre trimestri ed è in linea con le aspettative degli economisti.
Lo scorso anno in valore assoluto il prodotto nazionale lordo cinese si attesta su circa 2,6 trilioni di dollari (il trilione equivale a mille miliardi, ndr). L’economia cinese nel secondo trimestre del 2006 tocca un tasso di sviluppo dell’11,3 per cento, che rappresenta a sua volta la crescita più alta da dieci anni a questa parte. Nei giorni scorsi sono resi noti i dati riguardanti il surplus commerciale, salito sempre nel 2006 al record di 177,5 miliardi di dollari.
Intanto nei giorni precedenti il financial secretary del Governo di Hong Kong, Henry Tang, nella sua veste di responsabile economico, diffonde i dati sull’andamento dell’economia dell’ex colonia britannica, relativi al terzo trimestre 2006. Nel corso di un’intervista a un quotidiano locale, Tang afferma che il Pil cresce del 6,5 per cento, ben oltre le rosee previsioni che lo vedono su un più cauto 5 per cento. Il tasso di disoccupazione scende al 4,4 per cento, il livello più basso negli ultimi sei anni.
La società che gestisce il mercato borsistico di Hong Kong, tra i più importanti al mondo, raggiunge i 39,57 milioni di dollari Usa in termini di capitalizzazione, pari quasi al doppio registrato lo scorso anno (21,35 milioni di dollari), superando i valori della società che gestisce la Borsa di New York e preceduta solamente da quella della Borsa di Londra, che primeggia, con i suoi 48,92 milioni di dollari.
Tang a tal proposito annuncia che saranno riviste alcune restrizioni per attirare verso la Borsa di Hong Kong, società provenienti da Paesi emergenti del Sud-Est asiatico, tra cui Thailandia e Singapore.
Nonostante la prolungata debolezza dell’economia americana e la parziale difficoltà a interagire con i Paesi dell’Unione europea, l’economia di Hong Kong continua ad avere un trend positivo, per il dodicesimo trimestre consecutivo da metà 2003, grazie alle incredibili performance della Cina continentale, di cui Hong Kong, in virtù della sua posizione e tradizione, gode appieno sia come domanda interna che come interscambi commerciali di varia natura. Inoltre, la terza fase dell’accordo di libero commercio con la Cina Popolare, denominato Cepa (Closer Economic Partnership Arrangement) consolida ulteriormente i rapporti tra i due mercati.